“Piano Man” (Phil Vassar -Voghera 25/6/ 2016)

13524149_10209663402050978_2050019585_oPiù volte in passato mi è capitato, attraverso le pagine virtuali di planet, di esprimere il mio parere sulla gestione dei grandi eventi dedicati alla musica country organizzati qui in Italia. Un mondo, quello dei grandi eventi Italioti, che riflette troppo spesso una carenza di professionalità e di talento, ostaggio di se stesso e generalmente in mano a persone che hanno interessi solamente legati alle “scuole” di ballo oppure che tengono comportamenti così insensati e squalificanti da compromettere definitivamente la già esigua credibilità di cui godiamo a livello internazionale. Sarebbe tuttavia estremamente falso ed ingiusto fare di ogni erba un fascio, perché, per fortuna, rimane ancora qualche evento gestito, almeno secondo il mio parere, in maniera corretta e lungimirante. Il Voghera Country Festival, per esempio, è sicuramente uno di questi. Dal punto di vista della scelta del palinsesto rimane fondamentalmente un appuntamento per linedancers i cui ritmi sono scanditi dai dj sets, dagli stages e dalle gare, ma al suo interno riesce lo stesso a ritagliarsi un corposo spazio dedicato alla musica live dandole la giusta importanza e senza relegarla al misero ruolo di “necessario ronzio di sottofondo”.
13523778_10209663426251583_1653856325_oDa parecchi anni infatti il festival ospita cantanti Americani di buon livello (oltre ad un nutrito gruppo di artisti locali) e Phil Vassar, il protagonista dell’edizione 2016, è stato sicuramente all’altezza della situazione. Nato a Lynchburg VA nel 1964, Vassar ottiene successo prima come songwriter avendo scritto o co-scritto brani per personaggi come Tim McGraw, Joe Dee Messina, Alan Jackson e Collin Raye e poi come cantante. Nel 1999 incide infatti “Phil Vassar” e raggiunge la cima di Billboard. Da allora ha pubblicato American Child (2002), Shaken Not Strider (2004), Prayer Of A Common Man (2008), Traveling Circus (2009) Noel (2011), Live ( sempre nel 2011) più un paio di greatest hits ottenendo numerosi riconoscimenti sia in fatto di premi che di vendite. “Scrivo le mie canzoni pensando a me” ci spiega in conferenza stampa- “ma ovviamente sono molto fiero se vengono interpretate da grandi artisti e amo il pubblico Europeo perché “ascolta” la musica molto più di quello Americano”. Quando poi qualcuno gli chiede se è vero che la country music fosse morta o si fosse trasferita da Nashville in Texas, Phil argutamente risponde che in Texas, come a Nashville, vi è tanta buona musica ma vi è anche tanta pessima musica, probabilmente però a Nashville vi è talmente tanta musica che quella buona fa più fatica ad emergere e a farsi conoscere.
13509667_10209663406291084_1455780723_oAlle 22,30 circa il palco del Palatexas, sul quale troneggia il pianoforte, strumento preferito da Vassar, è pronto per il concerto è il singer/songwriter di Lynchburg non si fa attendere. Un ora e mezza di show tirato impreziosito da un suono (complimenti al fonico), davvero di grande livello, dove Phil ripropone tutti i suoi grandi successi. Last Day Of My life, Just Another Day in Paradise, i due mega hits portati al successo da Joe dee Messina I’m Alright e Bye Bye, Little Red Rodeo, My Next Thirty Years ( scritta in coppia con Tim McGraw) e una stupenda versione di Carlene che diventa una sorta di tela su cui il musicista dipinge con le note del pianoforte . Non mancano le covers, da Stay famosissimo brano di Jackson Browne a Piano Man di Billy Joel , artista che già in conferenza stampa Phil Vassar aveva indicato come uno dei suoi musicisti preferiti. Indubbiamente un grande concerto, addirittura per alcuni dei presenti il migliore fra quelli visti a Voghera, che ci mostra un artista in grande forma vivere una seconda giovinezza, galvanizzato anche dal nuovo singolo Love Is Alive. Come sempre il Voghera Country Festival è stato un grande successo anche in fatto di pubblico. Un pubblico attento, soddisfatto, che tramite una massiccia partecipazione, ha confermato il proprio affetto verso questa manifestazione e ripagato, probabilmente molto più di qualunque somma, l’impegno di chi, in eventi come questo, vi mette il cuore. (Gianluca Sitta)

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Sara Albanese Dove Il Fiume Incontra la Montagna

13510690_10208458712057977_592271699_nIl fascino del Wyoming di fine ‘800 fiorisce ai piedi della Bighorn Mountain, dove il Tongue River accompagna le vite dei protagonisti nella quotidiana verità, fatta di paesaggi suggestivi, di una spiritualità vicina a quella Nativo Americana, e della inevitabile battaglia per difendere il proprio mondo da chi lo minaccia per avidità e per l’avazare di una macchina vorace, chiamata progresso. Una macchina fatta di persone senza scrupoli e di ideali infranti, ma forse non potente quanto la tenacia di uomini e donne disposti a cedere alla corrente del Fiume frammenti di passsato pur di costruire un equilibrio nuovo in cui non si rinunci ai valori di una vita dedicata alla famiglia, alla terra, all’amore profondo ed ancestrale per un mondo che vive e si muove nel fascino del country di fine secolo.
13523864_10208458704897798_1778626163_oNei racconti evocativi di luoghi pieni di suggestione, dove il cavallo assume una valenza speciale e la tradizione cheyenne suggerisce spunti vagamente spirituali, la natura umana dei protagonisti si rivela tra le pieghe di una trama in cui nascita e morte, amore e perdita, coraggio e vendetta si intrecciano, ed il romanzo prende vita autonomamente, facendo dimenticare il fatto di essere nato come seguito di “All’Ombra della Luna Nuova”. Il libro si sviluppa infatti in modo totalmente autonomo, rendendo superflua la lettura del libro precedente che costituisce un antefatto assorbito quasi completamente nella trama di “Dove il Fiume incontra la Montagna”

Il libro è reperibile anche online come ebook http://amzn.to/28Lbr7j o in formato cartaceo http://amzn.to/28QqIVO

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Eli Barsi Portrait Of A Cowgirl

elibarsi_portraitofacowgirl-coverIl ritratto di questa ‘country girl’ canadese, cresciuta in una zona rurale del Saskatchewan sudorientale, è limpido e cristallino, perfettamente in linea con i suoni della tradizione e con in più il fascino dei suoni western (e swing), bluegrass e folk. Già al tredicesimo lavoro discografico (!!), Eli Barsi è un’autrice di vaglia che merita tutta l’attenzione degli appassionati di country music che cercano genuinità e sincerità, due doti presenti in ogni traccia di questo coinvolgente “Portrait Of A Cowgirl”. La freschezza degli strumenti acustici è una delle caratteristiche di queste dodici canzoni, tutte firmate dalla stessa Eli, sempre ispirate da una brillante linea melodica. “Farm Girl” è l’esempio più nitido di tutto questo: intro di chitarra acustica, inserimento di banjo e pedal steel, poi di una sezione ritmica precisa e corposa, fiddle e tutta la godibile melodia che fa di questa canzone uno degli ‘highlights’ dell’album. Bart McKay e la stessa Eli Barsi sono i produttori del disco, bravissimi a catturare lo spirito giusto, lontano mille miglia dagli ‘asfittici’ prodotti della attuale Nashville, una vera boccata d’aria fresca. Non ci sono cali di tensione in questo “Portrait Of A Cowgirl”, dalla sapida ballata “He’ll Be Back Again” in cui dobro e ancora il banjo caratterizzano la melodia alla title-track sapientemente autobiografica come molte delle canzoni qui presenti. “Prairie Skies”, un classico e pregevolissimo western swing con una interpretazione veramente deliziosa di Eli Barsi, il duetto con Brett Kissel nella lineare “A Real Partner”, il country waltz di “God Only Knows” (nessuna parentela con il classico dei Beach Boys), la cristallina “Wild Flowers For Me” con mandolino e dobro in primo piano, “Big Hat No Cattle” con la sua carica rock’n’roll (l’unico momento dell’album), “Country Music Was Made For Saturday Night” nuovamente carico di swing e dallo sviluppo melodico contagioso e divertente e la delicata “Window Of The West” scelta per chiudere la selezione, sono i momenti più belli, quelli da ricordare sottolineandone qualità indiscusse. Quelle stesse qualità che fanno di Eli Barsi un nome da conoscere e su cui contare per chi ama la country music più vera. (Remo Ricaldone)

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Country Rush Slow Town

slow-town-musical-cd-from-country-rushUn cantante Americano, da parecchi anni ormai trapiantato ai piedi delle colline Reggiane. Un gruppo di ottimi musicisti che racchiudono la storia della musica country in Italia e un repertorio fatto di brani originali più una serie di covers che spaziano da Alan Jackson ai CCR, passando per i classici (anche strumentali) della tradizione bluegrass. Questi sono i Country Rush (Ivano Malavasi, Pedal Steel Guitar , Resophonic Guitar, Banjo, Vocal * David Scholl, Lead Vocal, Acoustic Guitar * Paolo Rossini, Lead Guitar * Vittorio Alfieri, Bass * Massimo Ferroni, Drums )che di recente hanno pubblicato il loro nuovo album intitolato Slow Town. I brani di questo cd, registrato agli Hank Easy Studios di Anchise Bolchi (che partecipa al progetto), sono 11 e tutti portano la firma di Scholl che, oltre ad essere un singer di tutto rispetto, rivela una vena compositiva di grande spessore. Slow Town ha un sound incredibile, difficile pensare che non si stato registrato a Nashville o in qualche altra parte degli Stati Uniti. Si inizia con Country Deer e subito si intuisce che il dischetto sarà improntato sul country dei new-traditionalists, anche se non mancano le digressioni vero il rock Americano e la west-coast. Il cd scorre via in maniera piacevole e divertente e, a mio giudizio, tocca l’apice con Slow Town Friday Night (ballatona di ampio respiro), If I Love Country e in particolare con The Night I Gave Up Drinking. Forti di una esperienza pluriennale, i Country Rush puntano sulla cultura, sulla passione per la musica country e sulle capacità tecniche dei vari componenti e il risultato è un album di grande livello professionale,cosa piuttosto rara di questi tempi nel panorama country Italiano. Ovviamente consigliato ai lettori di planet. (Gianluca Sitta)

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