EL COSGROVE : Guitars & Cigars (text in English)

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Officially presented to the public at the 2017 Tamworth Music Festival,(the largest festival devoted to country music, that takes place in Australia ), “Guitars & Cigars” is El Cosgrove’s debut recording, a young redheaded singer / songwriter, who grew up in rural Queensland. 5 songs, all written by El, who, despite the very young age, exhibits a remarkable musical maturity. This is almost a talent taken for granted, for a country singer, her voice is beautiful, brilliant, and at the same time particular, perfect for songs such as the opening track “Nobody’s Gettin’ Out Alive”; arrangements, which are very now-Nashville.Therefore, it seems only very normal that a singer of her age feels artistically closer to Carrie Underwood rather than to Dolly Parton.“Rebel Girl”, the second track from “Guitars & Cigars”, on the other hand is a very country sounding song, which in many ways reminds us of Kacey Musgraves, for the way she sings and the style of the lyrics. “The Unfamiliar”, track number 3, was chosen as a single, although I personally prefer the title track “Guitars & Cigars”. The EP closes with “I Don’t Think So”, probably the song that best summarizes all her artistic qualities, and shows us how this young cowgirl from Queensland sees country music. The Cd is produced by Matt Fell, along with Glen Hannah on guitars, Josh Schuberth on drums, Luke Moller on the violin and Matt Fell on bass and all other instruments. Good Cd to listen to, put together very professionally. A good visiting card for the future. All we can do now is wait for her first real debut album. (Gianluca Sitta)

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EL COSGROVE Guitars & Cigars

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Ufficialmente presentato al pubblico in occasione del Tamworth Music Festival 2017 (il più grande festival dedicato alla musica country che si svolge in Australia) questo Guitars & Cigars rappresenta il debutto discografico di El Cosgrove, giovane singer/songwriter dai rossi capelli cresciuta nel Queensland rurale. I brani sono 5 e tutti portano la firma di El che, nonostante la giovane età, dimostra così anche una maturità compositiva notevole. Ovviamente, ma questo è quasi scontato per una cantante country, la voce è bella, brillante e nello stesso tempo particolare, perfetta per interpretare brani come l’opening Nobody’s Gettin Out Alive, pezzo dagli arrangiamenti molto now-Nashville. D’altronde, mi sembra normale, che una cantante dell’età di El si senta artisticamente molto più vicina a Carrie Underwood piuttosto che a Dolly Parton. Rebel Girl, il secondo brano di Guitars & Cigars, è invece una canzone decisamente country, che a molti ricorderà, sia per il modo di cantare che per il testo, lo stile di Kacey Musgraves. The Unfamiliar, il brano numero 3, è stato scelto come singolo, anche se personalmente preferisco la title track Guitars & Cigars. Chiude l’E.P. I Don’t Think So probabilmente il brano che meglio di tutti sintetizza le qualità artistiche e la visione dalla country music di questa giovane cowgirl del Queensland. Prodotto da Matt Fell il cd si avvale della partecipazione di Glen Hannah alle chitarre, Josh Schuberth alla batteria, Luke Moller al violino e lo stesso Matt Fell al basso e a tutti gli altri strumenti. Disco piacevole, costruito in maniera professionale e che lascia ben sperare per il futuro. Aspettiamo quindi fiduciosi il primo, vero album d’esordio. (Gianluca Sitta)

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Dentro la canzone: Might As Well Get Stoned (Chris Stapleton)

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La canzone che oggi andrò ad analizzare si intitola “Might as well get stoned” brano di Chris Stapleton, cantautore che ha scritto anche brani per altri artisti. Ho scelto questo brano per le sue caratteristiche. La sua peculiarità è infatti collocata nell’introduzione, subito nella parte iniziale. Sappiamo che generalmente l’introduzione di una canzone è di tipo strumentale, ed ha il compito di aprire la composizione stessa in attesa del canto. Una buona introduzione però, ha anche lo scopo di presentarsi con personalità, attirando l’attenzione dell’ascoltatore, facendolo entrare gradatamente nello spirito che caratterizza l’intero brano: la sua identità per intenderci. Per questo motivo il lavoro di analisi che andremo ad eseguire, sarà incentrato solamente su questa sezione. La tonalità d’impianto è La maggiore, ed il brano inizia tramite una triade consonante diretta, creando così una stasi armonica, cioè senza nessuna necessità di risoluzione. L’effetto complessivo che ne risulta è di stabilità, di morbidezza e di gradevole impatto sonoro . Subito dopo, per provocare al contrario instabilità e movimento armonico, troviamo una concatenazione indipendente di prima specie, tramite una cadenza plagale costruita sulla nota tonale. Inoltre per aumentare il senso di incertezza e creare maggiore precarietà, viene utilizzata anche una sincope armonica. Il secondo accordo su cui ci imbattiamo è sempre consonante in stato fondamentale, ulteriore quindi momento di riposo, per poi nuovamente trovare un senso di moto armonico sempre tramite una cadenza plagale. Qui però troviamo la peculiarità di cui vi parlavo inizialmente. Infatti, Stapleton per produrre lo stesso scenario ritmo/armonico, attribuisce momentaneamente la funzione di nota tonale, non più alla nota LA, ma alla nota RE, utilizzando temporaneamente sempre una scala maggiore ma di tipo modale cioè un tetrardus/misolidio. Il settimo grado della scala viene “bequadrizzato”, snaturandolo dal proprio ruolo di sensibile. In parole povere è come se momentaneamente l’autore ragionasse in RE maggiore e non più il LA. Il terzo accordo dell’introduzione troviamo lo stesso canovaccio, l’alternanza riposo/movimento, quest’ultimo però creato tramite un accordo di quarta e sesta. Interessante inoltre notare l’inizio del canto su un accordo di primo grado sempre in quarta e sesta, confermando il concetto di instabilità. Concludendo, tutta la cifra stilistica e i principali materiali sonori sono riassunti e condensati nelle prime battute per poi essere reiterati. Il brano infatti è composto su armonie costruite sui gradi principali della tonalità, cioè sull’accordo tonale e i suoi 2 accordi satelliti (I-IV-V), formando di fatto un triangolo assiomatico. Il tutto incorniciato da un senso di instabilità ritmica.(Massimo Sarra)

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Le Rifatte: Gentle on My Mind

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Tra pochi mesi compirà 50 anni; scritta da John Hartford, nel 1968 vinse quattro Grammy Awards, due grazie alla versione dello stesso Hartford, e due a merito della registrazione di Glen Campbell, che la porterà nell’empireo dei maggiori classici di sempre della Country Music. La BMI (Broadcast Music Inc., una sorta di SIAE statunitense), l’ha inserita al sedicesimo posto delle canzoni che hanno totalizzato il maggior numero di esecuzioni pubbliche nel secolo scorso; è forse il brano country che ha avuto il maggior numero di rifacimenti da parte anche di artisti non country (impossibile da quantificare con precisione, ma ne ho raccolte quasi un centinaio, da Aretha Franklin a Sinatra, passando per Elvis, Dean Martin, Lou Rawls, Madeleine Peyroux, Paul Anka, Caecil Norby, Patti Page e Lucinda Williams, solo per elencare gli artisti più noti). Rifatta e incisa in ogni forma, dimensione, colore, anche da tantissimi artisti propriamente country, partendo da Tammy Wynette, Waylon Jennings, Roy Clark, arrivando fino alle più recenti (e riuscitissime) versioni di Terri Clark e Band Perry. A queste si aggiunge dal febbraio di quest’anno, anche la voce tanto sottile quanto autorevole di Alison Krauss, che inserisce nel suo ultimo album, Windy City, già numero 1 della Billboard Country Chart, oltreché numero 9 della Top 200.glen
Alison Krauss, dopo tanti anni con la Rounder Records, etichetta di Nashville, specializzata in bluegrass e country-folk, cambia casacca indossando quella della prestigiosa Capitol Records, e scompagina tutte le carte sul tavolo: hairlook leonino, un po’ anni ’60, un po’ post-moderno, in netto contrasto con quell’abitino da simil-collegiale che lascia pericolosamente scoperte le gambe; abbandona i fedelissimi Union Station e si affida al coordinamento artistico di Buddy Cannon (un tipetto che lavora con il gotha del country di questi ultimi 20 anni: Joe Nichols, Sammy Kershaw, Dolly Parton, Reba, Ashton Shepherd, Chris Young, Craig Morgan, John Michael Montgomery, Sara Evans e soprattutto la megastar Kenny Chesney…), e pubblica il suo nuovissimo Windy City, raccogliendo 10 cover, pescate proprio nel repertorio della tradizione countrypolitan degli anni ’50 e ’60.
Gentle On My Mind di Glen Campbell è uno di questi 10 straordinari ceselli di filolgia musicale (anche se il migliore è proprio la traccia di apertura, Losing You), laddove ad un’impressionante qualità esecutiva degli arrangiamenti strumentali, si abbina la sua voce, che è indiscutibilmente quello spaccato di paradiso, quel Coro del Bene celeste fuso in un unico canto, a cui Alison ci ha legati come ai ricordi di una ormai lontana melopèa pascoliana. E’ proprio nella rilettura così misurata, senza strappo alcuno, così discreta e rarefatta, l’elemento in cui risiede la grandezza della Krauss, la quale riesce sempre a dare notevole spessore emotivo, laddove sembrerebbe risiedere un’estetica parzialmente analgesica e impersonale. Alison Krauss è forse l’unica artista, proprio perchè così dotata di carisma e riconoscibilità, a porsi come anello mancante tra il bluegrass e il country mainstream, avendo la forza di accompagnare i suoi (numerosi) estimatori in un percorso di continui rimandi tra quei due segmenti artistici (tradizione acustica e spinte alla modernità), utilizzando con coraggio la strada a ritroso del Nashville Sound dei Sixties. Buddy Cannon la obbliga a riporre nella custodia il suo inseparabile violino per dare alla sua voce una nuova cornice, una dimensione ancora più ampia, quasi sinfonica, in totale spregio della sua dolcissima incorporeità. (Steve Betweenchickens)

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