PLANET BOOKS #8 M. Petrillo “NATIVO AMERICANO – LA VOCE FOLK DI BRUCE SPRINGSTEEN”

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La bibliografia riguardante Bruce Springsteen è andata con gli anni espandendosi fino a raggiungere livelli veramente notevoli riferendosi solo ai testi pubblicati nel nostro Paese. Tra biografie più o meno autorizzate, libri fotografici, traduzioni di testi, approfondimenti sulla discografia, sulla personalità e sulle tematiche del Boss è quantomai complicato orientarsi senza correre il rischio di incappare in doppioni o in opere sinceramente risibili. Tra i numerosi volumi scritti da appassionati e studiosi italiani occupa un posto di rilievo per originalità e pregevole introspezione quello di Marina Petrillo intitolato “Nativo Americano – La Voce Folk di Bruce Springsteen”, libro che riveste un’importanza notevole su un aspetto altrimenti poco approfondito e toccato dell’universo ‘springsteeniano’, quello legato all’interpretazione e alla rivisitazione del patrimonio tradizionale americano, tra country, folk, blues e gospel. Poco considerato nei suoi anni formativi, il suono legato alla tradizione ha via via assunto un ruolo notevole nell’immaginario dell’artista del New Jersey, ritagliandosi spazi sempre più degni di nota con l’ispirazione, musicale e ‘filosofica’, di nomi come Woody Guthrie e Pete Seeger in ambito folk ma anche Hank Williams Sr. e Jimmie Rodgers in quello country. Marina Petrillo esamina questo approcciare le radici da parte di Springsteen guidandoci con sagacia e annodando le connessioni politiche, sociali e storiche in un percorso di profonda presa di coscienza delle varie stagioni della storia americana. Dal crudo neo-realismo di “Nebraska” alla riscoperta del repertorio di Woody Guthrie (e di Leadbelly) nel disco-tributo “Folkways – A Vision Shared”, dai riferimenti letterari di “The Ghost Of Tom Joad” alla visione contemporanea di “Devils & Dust” fino alle gustose e divertenti “Seeger Sessions” in cui il raggio d’azione è amplissimo e comprende anche blues e gospel, il viaggio nella profondità del suono americano è affrontato con lucidità e grande passione. Un plauso all’autrice per avere scelto un lato meno considerato seppur importantissimo della personalità poliedrica e multiforme di Bruce Springsteen e per averlo trattato con intelligenza e partecipazione. Consigliato caldamente.(Remo Ricaldone)

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PLANETCOUNTRY’S music charts September 17 2017

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1) Luke Combs One Number Away
2) Kip Moore Bittersweet Company
3) Thomas Rhett – Life Changes
4) Kane Brown & Lauren Alaina-What If s
5) Brett Young-In Case You Didn’t Know
6) Dustin Lynch-Small Town Boy
7) Thomas Rhett & Maren Morris-Craving You
8) Midland Drinkin’ Problem
9) Dylan Scott-My Girl
10) Jack Blanchard & Misty Morgan-I Will
11) Rachel Stacy-Boomerang
12) Luke Combs-Hurricane
13) Brett Eldredge Somethin’ I’m Good At
14) Old Dominion-No Such Thing As A Broken Heart
15) Midland-Drinkin’ Problem
16) Sam Hunt-Body Like A Back Road
17) Billy Currington-Do I Make You Wanna
18) Chris Young Losing Sleep
19) Keith Urban – The Fighter (feat. Carrie Underwood)
20) Toby Keith Call a Marine

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Le Rifatte: Dancing in the Dark

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Ammetto di non aver mai avuto grandissima simpatia per Bruce Springsteen; sentimento tale da influenzare abbastanza negativamente anche il mio gusto di ascoltatore e appassionato di musica (anche, ma non solo) americana. A Born In The U.S.A. (Columbia, 1984) ho comunque sempre preferito il successivo Tunnel Of Love (Columbia, 1987), laddove un afflato più intimistico e melodico, prendeva il posto di rockettoni un po’ enfatici e sferragliati. Da Born In The U.S.A. (un dischetto da 30 milioni di copie stimate, fonte Nielsen/Soundscan) furono estratti qualcosa come 7 singoli su 12 tracce complessive, sfruttando a pieno una produzione citata, da più o meno tutti gli addetti ai lavori, come uno dei migliori e più influenti album nella storia della musica leggera. Il primo singolo estratto (che uscì anticipando l’album completo di un mese esatto) fu Dancing In The Dark (avete presente la canzone da cui Antonello Venditti trasse impunemente l’inciso iniziale di Ci Vorrebbe Un Amico?…), un up-tempo apparentemente disimpegnato che contribuì non poco allo straordinario successo di tutto Born. Nel videoclip, girato in una finta ambientazione live, e diretto da Brian De Palma, fa anche capolino una giovanissima Courteney Cox, futura star della sit-com Friends. Il brano impatta e incita, è energico, sorridente ma non troppo, tanto da non rinunciare a quella patina abbastanza engagé, così cara al Boss e aderisce come tutina in latex alla sua mitologica propensione “on stage”.
Se ci sono state delle riletture molto aderenti all’originale (Tina Turner nel Private Dancer Tour del 1985, su tutte); ci sono anche state quelle acustiche ma brutte (la scozzese Amy McDonald, molto conosciuta anche in Italia in ragione della sua This Is The Life, ne propone diverse, tra le quali è difficile stabilire la peggiore…); e fortunatamente, dal periferico New England, scendono le voci del miglior duo di Country Music ad oggi in circolazione (versante acustico e folk oriented), Porter&Sayles, i quali dopo la pubblicazione del loro omonimo album d’esordio nel 2016 (imperdibile…), qualche mese fa, hanno rilasciato per la vendita on-line, la loro riproposta di Dancing In The Dark.
Le voci di Christian Porter e Regina Sayles hanno una gamma espressiva tale da mantenere credibilità ed efficacia assoluta in qualsiasi ambito stilistico si trovino ad operare: il loro country-folk è una casa dalle mille finestre affacciate sul Dovunque lo spazio vada, sul Pop, sul Jazz, sul Bluegrass, sul Celtic. Cantano ricreando un letto di foglie autunnali, giornate che si accorciano e che sfumano nella nostalgia; chitarre acustiche e mandolino ad abbracciare come un caldo panneggio queste due voci che sono melodiosi accenni a Mnemosine e ai suoi lontani ricordi celati.(Steve Frapolli)

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Paul Bogart Leather (text in English)

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After 4 years of silence (the last album was Oklahoma Wind), Paul Bogart, young singer / songwriter originally from Oklahoma, returns . Of all the rising stars of the American country music scene, Paul is certainly one who possesses one of the most beautiful voices, warm and intense, and “Leather” just confirms that this guy has grown, from an artistic point of view. True country music that meanders through a universe of saddles, old pick up Fords, emotions and positive values. Paul is genuine (this is very reminiscent of George Strait) and pure, and his music comes from a sincere passion in accordance with the lifestyle he leads. Small, large everyday joys of life, seen through the artistic sensibility of a true country singer is the main theme of this “Leather”. Of course, the world is not a peaceful and safe place, but happiness is to be found in everyday life. The Cd has 10 songs, that we can define as perfect, if for you, as well as myself, musical perfection lies in the verses of rugged country songs, the melodies that capture you and the arrangements, which are flawless. No need to highlight a few songs in particular, they are all of a great musical level, just listen to “Leather” and decide for yourself which one is your favourite. “When The Cowboys Are Gone”, “George Jonesin’ (I love George Jones)” and “Better With My Baby” will certainly catch your attention. Paul Bogart is country, Paul Bogart is fantastic. More info / copies at http://paulbogart.com/ (Gianluca Sitta)

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