LIBBY KOCH Just Move On

613q-mblesl-_ss500Ormai è praticamente assodato che per trovare della country music dal taglio classico e tradizionale bisogna rivolgersi allo sconfinato panorama indipendente, capace in questi anni ‘di magra’ a livello di major nashvilliane di rinvigorire e rileggere melodie e storie fortemente radicate nel dna americano. Esempio più che calzante è quello di Libby Koch, texana di Houston con quattro album all’attivo e una produzione discografica che si arricchisce di quello che è uno dei più freschi e brillanti dischi country dell’anno. “Just Move On” è interpretato e vissuto in prima persona da una voce forte e potente capace di coinvolgere l’ascoltatore e di deliziarlo con una serie di canzoni che fanno subito pensare alle più classiche country voci femminili del passato, da Patsy Cline a Loretta Lynn, da Dolly Parton ad Emmylou Harris. La produzione è affidata ad un nome molto noto tra gli addetti ai lavori e gli appassionati, quel Bil VornDick che, anche in qualità di tecnico del suono, ha legato il proprio nome ad una serie infinita di dischi delle ultime decadi, scelta che è certamente tra le armi vincenti dell’album. Le ottime doti compositive di Libby Koch e la presenza di una eccellente serie di sidemen come Aubrey Haynie al fiddle, Glenn Worf al basso, Sonny Garrish alla pedal steel, Bobby Ogdin alle tastiere e Bruce Dees alla chitarra elettrica, oltre a quella di Eric Brace ed Andrea Zonn alle armonie vocali, danno poi un contributo fondamentale alla riuscita di un lavoro veramente equilibrato e piacevole. La splendida apertura affidata alla title-track è la meno country, tradizionalmente parlando, una canzone dalla melodia contagiosa e fresca che riporta alle grandi songwriters al femminile come Carole King e Laura Nyro, certamente ispiratrici per molte cantanti nell’ambito country, mentre con “You Don’t Live Here Anymore” ci si cala completamente nella più classica delle country songs, diretta, sincera e genuina. Scorrendo poi i titoli possiamo sottolineare le atmosfere ‘south of the border’ della bella “Don’t Know How”, “Chance On Me” con la sua limpida melodia e una performance passionale, “Tell Me No Lies” tra i capolavori del disco, canzone che non si dimenticherà facilmente e “Bring You Down” nuovamente cantata con il cuore vivendone ogni frase e con inflessioni western godibilissime. “Lady Luck” è più acustica e distesa con il piano di Bobby Ogdin e il fiddle di Aubrey Haynie ad impreziosire la canzone mentre “Back To Houston” è nostalgica e cadenzata e la chiusura affidata a “Wish You Were Here” è perfetta con un’altra gemma, la ciliegina su una torta gustosa e ricca. www.libbykoch. (Remo Ricaldone)

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This Day in History

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Cody Jinks I’m Not The Devil (text in english)

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Cody Jinks hails from Fort Worth, geographically, and from Heavy Metal, musically, having been the frontman of a metal band called “Unchecked Aggression”, which broke up in 2003. Being from Fort Worth, during his childhood, he was exposed to a significant dose of country music, which he actually loved. And what better place for a dissatisfied heavy metalist, than …..country music? Relying on his exposure (and inspiration) to the likes of Jennings, Cash and Haggard, he launched himself into his second musical career, as a country artist. The year is 2005, and it all starts with the formation of his own new band (The ToneDeaf Hippies) and a massive touring of honky-tonks all around the country. Very soon Cody starts recording his own albums, and as of today he already has a few to his credit: “Collectors Items” (out of print), “Less Wise” (2010), “30” (2012), “Blacksheep” (Ep, 2013), “Adobe Sessions” (2015), and we apologize for some others which are possibly missing, due to lack of clear documentation. Like in all the best smalltown stories, Cody starts making a name for himself among critics and fans, searching for gold, in the fascinating world of “alternative” productions. His sound and stylistic mark are an extraordinary mix of tradition, outlaw, rock and songwriter music. Listening to his previous work, the listener can clearly perceive an increase of self consciousness, steadiness, voice balance (his voice is a rich baritone able to generate very important emotional substance), richness of sound (sometimes light and caressing, sometimes imposing and rumbling), which lies on deep, very reflective, at times, cryptic lyrics, (like Waylon used to do). His lyrics always tend to delve into the introspective side of people, including the typical confrontation between good and bad, God and the Devil, optimism and pessimism. That brings us to today, where we find this “I’m Not The Devil”, which appears as a solid, convincing consecration of a rising country music star, more Texas than Nashville (even if he doesn’t like to be considered part of the Red Dirt scene), but strongly rooted into a traditional/outlaw mix, a sound that few (despite many wannabes) can pull off as good as Cody Jinks does here.cody-jinks-publica-nuevo-disco-im-not-the-devil-2016Recorded at Sonic Ranch Studios in Texas, and produced with the support of ToneDeaf bassist, Joshua Thompson, this album is a magnificent trip into the heart of sincere, deep, passionate country music, originating from the heart, the mind and the hands of a solid master, upholding Waylon’s, Merle’s, Johnny’s and Hank’s heritage. The music here is wonderfully crafted between acoustic and electric, in a perfect meltdown, solid, at times shining, at times mystical. Since the first opening notes of the persuasive mid-tempo, all fiddle-and-steel song “The Same”, we realise how much care, how much love, how much complex simplicity has gone into forming the ground on which Cody has built a flourishing sonic and emotional garden. “I’m Not The Devil” (co-written, no surprise, with his friend Ward Davis, a very compatible promising artist) is a melancholy three-four time song testifying the pure qualities found in this artist. And while you’re still pondering about the message of redemption, put so well musically and lyrically into the song, you find yourself thrown into the “multi tempo”, aggressive, Waylon-esque “No Guarantee”: crystal clear, seductive, unstoppable. The tracks flow fluidly and leave the listener with that feeling of having to search for “clarification”, pleasantly forcing him to go back and listen again, for that guitar riff, that phrase, that change of speed, that vocal trick. We have mentioned the first three tracks in mere chronological listening order, but all the songs would be worth mentioning. Well, we’ve got space for two more recommendations. Firstly, the delightful apocalyptic “Heavy Load”, obscure and pessimistic, to listen to with your eyes closed, marvelously lending a citation from the bible, already used by Johnny Cash for his “The Man Comes Around”. Secondly, the childhood memories of “Gaylor Creek Church”, perfect, pure old country style, top level instruments and voice. Oh, we should also mention the spectacular acoustic and profound track, “Grey”.. and the sorrowful “Vampires”, about the loss of innocence… and the thundering, threatening, dark “Hand Me Down”… Well, didn’t we say “just a couple more recommendations”? Let’s make a deal: lose yourself in this album, and let us know. He once said “I wanted to be James Hatfield (Metallica)”. We guess he became the fantastic Cody Jinks. (Alex Rambani)

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Cody Jinks I’m Not The Devil

500x500Cody Jinks proviene geograficamente da Fort Worth, Texas e, musicalmente, dall’heavy metal, genere nel quale ha iniziato la sua carriera di artista come frontman di un gruppo chiamato “Unchecked Aggression”, che nel 2003 ha chiuso i battenti. Le sue origini geografiche nonchè di influenza ambientale lo hanno fisiologicamente esposto ad una significativa dose di country music, che lui ha sempre amato. A tal punto da tornarvi in maniera naturale una volta esaurita l’esperienza hard e, provvisto di un regolare bagaglio di idoli che rispondono al nome di Jennings, Cash, Haggard, trovandosi a suo estremo agio per una nuova esistenza artistica. Siamo nel 2005, e si parte dai piccoli honky-tonks di tutto il paese, con una band da lui assemblata (I ToneDeaf Hippies). Ben presto arrivano i primi riscontri di pubblico, accompagnati da qualche album autoprodotto. Per la verità, Cody ne ha già sfornati diversi: “Collectors Items” (remoto e introvabile), “Less Wise” del 2010, “30” del 2012, “Blacksheep” del 2013, “Adobe Sessions” del 2015 (e forse manca qualcosa di cui non ci sono evidenze nette). Come nelle migliori storie di provincia, il suo nome comincia a circolare tra critici e cercatori di pepite nel magmatico mare delle produzioni “alternative”. Il sound e l’impronta stilistica di Cody sono uno straordinario e unico mix di tradizione, cantautorato, outlaw e rock. Ascoltando la sua produzione precedente si nota distintamente un crescendo di convinzione, di solidità, di centratura della voce (un baritono ricco di sfumature e capace di generare materia emozionale importante), del suono (a volte leggero e carezzevole, a volte imponente e arrembante), che poggia su liriche (quasi totalmente da lui composte) profonde, riflessive, spesso criptiche (Waylon usava così) ma sempre orientate ai temi profondi dell’essere umano, naturalmente inclusi bene e male, Dio e il Diavolo, ottimismo e pessimismo. Arriviamo così ad oggi, a questo “I’m Not The Devil”, che appare come una solida, convincente consacrazione di un astro nascente nel panorama country, quello più vicino al Texas che a Nashville (anche se lui NON ama essere accomunato al movimento Red Dirt), ma fortemente orientato a riproporre un mix tradizional-fuorilegge che che pochi (nonostante il vasto numero di aspiranti) riescono a nutrire in modo così convincente oggi. Registrato ai Sonic Ranch Studios in Texas, e prodotto con l’aiuto del suo bassista Joshua Thompson, questo album è un magnifico viaggio al centro di una country music sincera, profonda, appassionata, scaturito dal cuore, dalla mente e dalle mani di un convinto e capace prosecutore della tradizione di Waylon e Merle, Johnny e Hank. Le sonorità sono splendidamente architettate tra l’acustico e l’elettrico in una fusione perfetta, solida, senza sbavature, a volte scintillante, a volte mistica. Fin dalle note di apertura del suadente medio tempo tutta steel e violino di “The Same” comprendiamo quanta cura, quanto amore, quanta semplicità complessa costituiscano il terreno edificabile sul quale Cody ha creato un rigoglioso impianto sonoro ed emozionale. “I’m Not The Devil” (composta, guarda caso, insieme a Ward Davis, artista assai affine) è un melanconico tre quarti che ben testimonia la purezza delle qualità che avvolgono questo autore. cody-jinks-publica-nuevo-disco-im-not-the-devil-2016E mentre ancora state riflettendo sul messaggio di riscatto così ben musicato e descritto della suddetta canzone, venite catapultati nella multitempo arrembante, wayloniana “No Guarantee”: limpida, accattivante, incontenibile. Le tracce scorrono fluide e lasciano l’ascoltatore sempre con “qualcosa da chiarire”, costringendolo (volentieri) al riascolto ripetuto, all’analisi di quel giro di chitarra, quella frase, quel cambio di velocità, quel vocalizzo. Abbiamo citato le prime tre canzoni per puro ordine “cronologico” di ascolto, ma non faticheremmo a spendere tanto inchiostro per ogni altra traccia. Massì, ancora due citazioni. La prima è per la meravigliosamente apocalittica “Heavy Load”, oscura e pessimistica, da ascoltare ad occhi chiusi, che prende a prestito anche una citazione biblica già usata da Johnny Cash in “The Man Comes Around”. La seconda è per le memorie d’infanzia del waltz di “Gaylor Creek Church”, country cristallino da manuale, strumenti e voce di assoluto livello. Ah, ci sarebbe anche l’acustico spettacolare di “Grey”.. e l’accorata “Vampires” sulla perdita dell’innocenza… e la roboante, minacciosa, tetra “Hand Me Down”… ma come, avevamo detto solo due citazioni ancora. Facciamo così:buttatevi su questo album, e fateci sapere voi. Voleva essere (parole sue) il nuovo James Hetfield (Metallica). Secondo noi è il fantastico Cody Jinks. (Alex Rambani)

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