Per tre lustri circa ha guidato una interessante formazione come i Bean Pickers Union, cult band del New England tra fascinazioni acustiche e alternative country e da qualche tempo ha messo in soffitta quel progetto per gettarsi anima e corpo nei Bluest Sky, giunti al quarto album con questo “Birdland”. Chuck Melchin è un ottimo autore e cantante attratto profondamente da quello che è stato il periodo d’oro dell’alt-country e americana tra gli anni ottanta e novanta, dai Long Ryders ai Bottle Rockets passando per Jayhawks e Son Volt e i Bluest Sky seguono quella strada con grande passione e freschezza contribuendo al prosieguo di quella tradizione. “The Bluest Sky”, Raindancer” e “Homegrown” sono stati lavori pienamente soddisfacenti e portati a termine con quell’acume e quell’arguzia tipici di Chuck Melchin che anche in questo disco compone tutti i brani con l’aiuto fattivo ed ispirato di una serie di sidemen e amici che lo hanno supportato con tecnica e cuore, da Andy Santospago a chitarre e pedal steel a Jabe Beyer le cui chitarre spesso affiancano quelle del protagonista in un insieme sempre godibile. Jen Gunderman fornisce il proprio talento a piano e organo Hammond, già per lungo tempo nella band che accompagnava Sheryl Crow e poi con i Jayhawks mentre Dave Westner si accolla il compito di bassista e batterista. Dieci canzoni che forniscono con chiarezza lo spettro sonoro della band, dalle tonalità roots-rock dell’apertura di “Magpie” alle delizie acustiche di “According To Plan” e alle ballate elettriche dal sapore ‘younghiano’ di “Isabella” in un insieme comunque coeso e variegato al tempo stesso. Non passano inosservate la frizzante freschezza di “Plaese Come Home” che rimanda ai migliori Long Ryders, le sfumature country di “Stellwagen” che non sarebbe sfigurata nel repertorio di Gary Louris e soci, le belle chitarre ‘twangy’ di “Birdland”, le pigre ed affascinanti ‘nuance’ acustiche di “Snowbird” e “White Belly Bird” in un programma che conferma l’efficacia e la maturità della scrittura di Chuck Melchin che ringraziamo per un album decisamente stimolante.
Remo Ricaldone