Nel corso degli anni molti sono stati i musicisti britannici innamorati della musica americana, dal blues al rock alla country music e il londinese Jack Browning mostra con questo suo secondo disco quanto efficace sia la sua vena compositiva e quanto eccellente sia la sua visione legata alla country music. Già con il suo debutto del 2023 intitolato “Red Eye Radio”, Jack Browning aveva fatto parlare di se e le sue apparizioni al C2C Festival di Londra avevano inquadrato un artista molto promettente che poi ha avuto la possibilità di codividere il palco con nomi come Asleep At The Wheel, JP Harris, Corb Lund e altri. “Painted Skies” è la splendida conferma della caratura di un musicista ormai maturo e capace di proporre country music di grande livello, qui attraverso tredici momenti di incorniciare per passione, calore interpretativo e melodie che rimangono nel cuore degli appassionati. L’album è stato inciso nella contea inglese del kent ma è come se fossimo direttamente negli States con una band che lo supporta al meglio e dove spicca la magnifica pedal steel di Cristiano Pochesci, grande protagonista in molti momenti, sempre ispirata ed evocativa. “Speak Your Mind (But Ride A Fast Horse)” è un inizio all’insegna di un country-rock che rimanda alla stagione d’oro del genere, negli anni intercorsi tra la fine dei sessanta e i primi settanta, con una “Champagne Taste” che segue spostandosi verso territori più ‘outlaw’ con gusto e grande solidità. E’ solo l’inizio di un percorso praticamente impeccabile che passa per una parte centrale dove emergono stilemi più ‘bluesy’ con l’accoppiata “Junkyard Blues” che rimanda a certe cose di Tom Waits con una sezione fiati di impianto ‘neworleansiano’ e “Wire”, più soffusa e rilassata. E’ comunque un disco dove la country music ha un ruolo centrale e non si possono tralasciare momenti di assoluta bellezza come l’evocativa “High Hopes”, una riflessione intensa sulle malattie mentali su una bellissima melodia di stampo acustico, “Muhlenberg County Stars” qui proposta in due versioni, la prima con una ‘full band’ e la seconda solo chitarra e pedal steel dove la commozione e la poesia sono veramente palpabili, “James Alley Blues”, gustoso country-blues impreziosito dall’armonica di Jake Dillon Groves, “Factory Reset” con il forte ricordo di Johnny Cash e la title-track “Painted Skies”, altro momento da ricordare. Quella di Jack Browning è una delle belle sorprese di quest’anno e il suo disco sicuramente un lavoro che non si dimenticherà facilmente.
Remo Ricaldone