Da qualche tempo Eileen Rose ha riannodato i fili che la legano all’Italia: padre italiano, madre irlandese, cresciuta a Boston con i primi passi artistici e discografici a Londra, Eileen è una musicista eclettica e dotata di una notevole grinta che l’ha portata a creare un percorso molto interessante iniziato nel 2000 grazie all’etichetta britannica Rough Trade. Il ritorno a Boston  e la parentesi a Nashville hanno contribuito ad accrescere le sue passioni che vanno dal rock alla country music, dal blues, al gospel, al rock e questo suo nuovo capitolo, inciso in Italia e pubblicato dalla sempre lodevole New Shot Records è un vero ponte tra il nostro Paese e gli Stati Uniti, sia come repertorio che come coinvolgimento di musicisti di entrambi i lati dell’oceano. Grande determinazione, forza e il giusto incrocio di dolcezza e aggressività sono le peculiarità di Eileen Rose che ci regala un repertorio per certi versi sorprendente fatto di cover ed originali proposti con il supporto di grandi nomi come il fido chitarrista Rich Gilbert (già con Uncle Tupelo, Steve Wynn e Wanda Jackson tra gli altri), il leggendario Charlie McCoy, ‘harmonica wizard’ tra i nomi storici di Nashville, il fisarmonicista Joel Guzman e le violiniste Carrie Rodriguez e Scarlet Rivera dal lato americano. Altrettanto importante è l’apporto italiano, guidato dalla co-produzione del grande Andrea Parodi e con la superba bravura di Riccardo Maccabruni alle tastiere, di Massimo Malavasi alla batteria, della voce di Bobo Rondelli, della tromba di Raffaele Kohler e di Paolo Ercoli al dobro. Ispirata è l’Eileen Rose autrice sin dalla rocciosa “Dusty Bones” che apre il disco a cui si possono aggiungere “From Away” con tutto il fascino di una country music autentica e cristallina, la solida melodia della splendida “Daydream Fail” che rimanda a Maria McKee dei Lone Justice e la divertente e swingante “’Til The Wheels Come Off” con le chitarre di Luca Pirozzi e Luca Giacomelli a rincorrersi nel nome della più classica ‘manouche’. A sorprendere in positivo sono comunque le covers, in un modo o nell’altro riuscite per un approccio sincero e coinvolgente a partire dalla fedele e gustosa “Will The Wolf Survive?” classico dei Los Lobos per poi passare alla traduzione di un vecchio brano di Ivan Graziani come “Signora Bionda Dei Ciliegi” qui tradotta fedelmente come “The Blonde Lady Of The Cherry Tree”, a “Storm Windows” del mai troppo compianto John Prine, a una “River Of Lonely” scritta da Andrea Parodi e tradotta dalla stessa Eileen Rose dove si materializzano sogni e suoni ispanici con il violino di Scarlet Rivera e una bella sezione fiati (Raffele Kohler e Luciano Macchia). A chiudere l’album un’altra sorpresa con la rivisitazione piena di echi ‘sixties’ di un classico della musica italiana come “Ma Che Freddo Fa” portata al successo da Nada nel 1969. Chiusura degna di un lavoro dove si intrecciano le radici familiari e musicali di un’artista di indubbio e notevole valore.

Remo Ricaldone