La strada che ha portato alla nascita di questo quarto album per RJ Chesney, musicista nato a Macon, Georgia ma cresciuto a Biloxi, Mississippi, è stata decisamente irta di ostacoli di ogni tipo, dalla pandemia a problemi fisici che lo hanno portato a lottare contro il rischio di sordità, fino ad un lungo tempo in cui ha riletto e rivisto le canzoni che ora vedono la luce in questo sofferto ma eccellente nuovo lavoro. Tanto per non farci mancare nulla anche le sessions, tenute nell’area delle colline hollywoodiane, hanno avuto grandi difficoltà ad essere completate a causa dei devastanti incendi che hanno colpito la California in quel periodo ma ora possiamo accogliere a braccia aperte il suo ritorno artistico con un disco dai molteplici aspetti positivi, sia per quanto riguarda l’aspetto musicale che per quello del messaggio umano attraverso canzoni piene di intense storie narrate con grande coinvolgimento e passione. “A Southern Man” è un incrocio di country music, di rock e di blues con un artista sempre profondamente ispirato in tutti i dodici capitoli in cui è suddiviso, portando a termine il suo album più maturo dove sono evidenti consapevolezza ed energia, speranza e amore per le proprie radici. L’inizio è segnato da una ottima “Unforgiving Heart” che rimanda alla musica di un grande e compianto musicista come Lee Clayton, tra sensibilità country e tocchi rock, cosa che avviene anche nella spigolosa ed affascinante “I Gotta Go Lord”, mentre la title-track “A Southern Man” rappresenta un po’ il cuore ed il manifesto del disco, ispirato direttamente dalle figure del drammaturgo Tennessee Williams, dall’ex presidente Jimmy Carter, da Martin Luther King e da Johnny Cash in un viaggio sonoro che lo avvicina un po’ a certe cose di JJ Cale per il suo ‘mood’ rilassato e per una country music di qualità. Quello di RJ Chesney è un percorso dove emerge la country music più sincera e onesta, senza trucchi e senza inganni, a partire dalla cristallina “Afraid Of The Ball” con la pedal steel di Marty Rifkin a tessere con pregevole bravura ricami armoniosi. E non si possono non citare brani come la più acustica “Billy Please Come Home” con ancora Marty Rifkin sugli scudi (questa volta al dobro), le riflessioni sulla depressione di una ballata preziosa come “My Silent Storm” segnata dal grande lavoro chitarristico di Zachary Ross, protagonista lungo tutto il disco, le venature country-gospel di “Holy Roller” e la riuscita cover di “Biloxi” di Jesse Winchester, sentito omaggio alla città dei suoi ‘anni formativi’. “A Southern Man” conferma la grande bravura di un personaggio che merita di essere apprezzato da chi segue la country music più ‘classica’ e da chi ne ama certe deviazioni verso il miglior roots-rock.
Remo Ricaldone