Incontratisi durante un folk festival nella cittadina di Maldon nello Stato di Victoria in Australia, Mick Coates, nella cui casa in quei giorni si svolgevano improvvisate jam sessions e l’americano George Mann, musicista e produttore particolarmente attivo in ambito roots negli anni, hanno stretto un legame solido che ha portato al concepimento di questo “Ghosts Of The Old West”, album dalla chiara ispirazione country & western che però profuma anche di quelle ballate tipiche del ‘bush’ australiano con nel cuore un nome come Slim Dusty, il più importante e noto quando si parla di tradizione ‘down under’. Le radici di queste canzoni, tra originali e covers, stanno proprio in bilico tra questi due mondi, magari geograficamente distanti ma con più di un elemento in comune. Partendo da queste ultime possiamo citare uno dei più celebri brani del Kingston Trio, protagonista del revival della musica folk tra la fine degli anni cinquanta e la decade successiva, scritto dalla coppia Leiber & Stoller con Billy Edd Wheeler, una “The Reverend Mr. Black” ispirata ai grandi nomi della musica americana e ai suoi classici, con “Ira Hayes” di Peter LaFarge qui ripresa con lo spirito della cover di Johnny Cash e l’inevitabile ‘boom-chicka-boom’ classico del Man in Black. Gli autori dell’acustica e cristallina “Anymore” e di “The Lonesome Plains”, notevole ‘bush ballad’ scritta apposta per la voce e l’approccio di Mick Coates sono certamente poco noti alle nostre latitudini ma rimangono due momenti importanti del disco. Tra gli originali che compongono la parte più corposa di queste sessions molti sono da ricordare per l’immediatezza e per la sincerità di melodie che coinvolgono pienamente l’ascoltatore, partendo dalla toccante “They Call Her Dolly Parton” basata sulle esperienze di George Mann che spesso ha portato la propria musica nelle residenze per anziani o per veterani (e con il bel piano di Molly MacMillan) per proseguire con le classiche atmosfere western di “For The West” che apre l’album oppure con un altro dei momenti migliori di questo disco, “’Til The Cows And ‘Roos Come Home”, sempre firmata da George Mann. Dalla penna di Mick Coates arrivano invece “That Sweet Plaintalkin’ Country Girl”, “In Irons From Limerick City” (dalle forti reminiscenze ‘irish’) e le storie del ‘border’ di “The Ghosts Of The Old West” che ben si inseriscono in una scaletta piacevole e decisamente scorrevole. Un album che si gusta come un calice di buon vino e che scalda i cuori di coloro che sono affascinati dall’immaginario evocato da queste canzoni. (Remo Ricaldone)