Il nome del texano Clay Dubose già girava a fine anni ottanta quando a Los Angeles cercava un contratto discografico e i suoni di riferimento erano vicini al rock. Una certa disillusione e la decisione di dedicarsi alla famiglia e a lavori più ‘costanti’ lo ha poi allontanato dal mondo della musica salvo la pubblicazione nel 2005 dell’album “These Days” a ricordare l’interessante suo talento. Clay Dubose torna ora ‘in pista’ rifrequentando la scena californiana e, con l’aiuto fondamentale del bravo Ted Russell Kemp, pubblica un disco in cui country e rock si incrociano dando vita a una selezione dall’intenso lirismo e dal piacevolissimo senso melodico. “Father Time & Mother Nature” sottolinea due temi che in queste canzoni vengono affrontati con gusto e anche una certa profondità: il passare inesorabile del tempo e l’amore per un pianeta troppo spesso messo in pericolo da comportamenti dissennati. Sessions che sono nobilitate da una bella serie di nomi che abitualmente frequentano gli studi della ‘Città degli Angeli’ e che qui lasciano il segno arricchendo un suono godibile e mai appesantito negli arrangiamenti: Brian Whelan, il mai troppo compianto Neal Casal in quelle che probabilmente furono una della ultime registrazioni, Dean Parks, Doug Pettibone e Will Ray si alternano alle chitarre acustiche ed elettriche con estremo talento e gusto, Mitch Marine, già con Dwight Yoakam tra gli altri, spicca tra i batteristi che si avvicendano nelle canzoni, mentre il citato Ted Russell Kemp con il suo solido basso è un punto di riferimento e le tastiere di Danny Timms e Carl Byron aggiungono un ulteriore tocco di classe. La maggiornaza dei brani sono firmati a quattro mani da Clay Dubose e da Ted Russell Kemp e formano un po’ la spina dorsale dell’album alternando momenti più rock come l’ottima apertura di “When Heroes Say Goodbye” in cui si esprime l’ineluttabilità del passare del tempo e della conseguente perdita dei nostri eroi musicali, della cadenzata e potente “Winning Streak”, della veloce e spigliata “Fading Away” e della solare “Growing Wild” arricchita dalla ispirata armonica di Eric Corne ad altri dove emergono sensazioni country a partire da “I Hope You’re Watching” in cui fa bella mostra la pedal steel di John Schreffler, la title-track “Father Time & Mother Nature” con l’apporto vocale della ottima Janiva Magness e l’unica cover, “New Game Now”, composta da Kris Kristofferson e da Danny Timms. Clay Dubose si veste poi da ‘crooner’ per la chiusura affidata a una “Scotch & Soda” scollata stilisticamente dal resto per un album che segna il ritorno, piacevole e da considerare, di un nome che merita attenzione.

Remo Ricaldone