Su queste pagine avevamo già incontrato i Riflebirds of Portland con il loro disco dello scorso anno che aveva riannodato i fili di una storia imprevedibile ed appassionata iniziata quarantanni prima con l’unione di quattro musicisti dell’Oregon, Kate e Lee Oser, Kevin Kraft e Kevin Jarvis, che dopo l’incisione di un lavoro pubblicato su cassetta e qualche interessante singolo presero ognuno una propria via, talvolta distante dall’ambiente musicale. L’interesse verso la band prodotta da Marvin Etzioni, figura importante della scena californiana tra rock e radici, suscitò all’epoca di quella cassetta, il 1989, ed in seguito con il loro ritorno sulle scene, un’attrattiva che ora porta alla pubblicazione di quelle canzoni che mantengono inalterata la loro freschezza ed attualità. Rimasterizzato negli storici Abbey Road Studios nel corso dello scorso anno, “April” si giova dela presenza di alcuni eccellenti nomi della scena westcoastiana che ridanno lustro a composizioni che hanno il sapore gustoso e fragrante dei ‘sixties’ in un’operazione dal risultato decisamente positivo che focalizza l’attenzione verso una band che ha ancora molto da dire in ambito ‘americana’. Nove canzoni che scorrono con grande e cristallina persuasività a partire da “Pieces Of Time” scritta a quattro mani da Lee Oser e dal producer Marvin Etzioni, affidata alla voce di Kate Oser con la presenza dell’accordion del grande sideman Phil Parlapiano e dal basso di Kenny Edwards già con gli Stone Poneys di Linda Ronstadt tra le varie esperienze. Marvin Etzioni firma, questa volta da solista, “Memory Street” in cui le parti chitarristiche sono affidate all’ottimo Jerry Donahue in passato alla corte dei Fairport Convention e dei Fotheringay di Sandy Denny, seguita dalla intensa “Dreaming Of A Kiss”, sempre guidata dalla bella voce di Kate Oser con atmosfere che rimandano alla stagione dei primi Airplane o degli It’s A Beautiful Day vista la presenza del violino di Skip Parente. La pianistica e quasi ‘beatlesiana’ “Michael” con la pedal steel di Greg Leisz, la delicata e deliziosa “The Rain” e la più folkeggiante “All I Know” sono farina del sacco di Lee Oser che poi si unisce nuovamente con Marvin Etzioni per comporre “After Today” ancora pinea di suggestioni ‘sixties’ con la sua andatura rock e “Might As Well Stay” nuovamente in bilico tra certo ‘psych-folk’ e rock. Unica cover è “And Your Bird Can Sing” della coppia Lennon-McCartney, corposa e frizzante anche se è sempre ‘complicato’ fare paragoni con il repertorio dei Beatles. “April” è sicuramente una bella riscoperta che merita di essere apprezzata, con una band dalle buone potenzialità.
Remo Ricaldone