Luca Rovini è musicista con una solida carriera alle spalle, costruita attraverso una grande passione per la musica americana delle radici tra blues e country ed espressa spesso in maniera elettrica avvicinandosi a certo alternative country e rock. L’artista pisano ha iniziato inevitabilmente ispirandosi ai suoi eroi musicali celebrandoli attraverso cover e frequentando i club e i festival che hanno poi decretato una maturazione e scelte musicali risultate assolutamente vincenti. La scelta di cantare in italiano poteva essere ‘scivolosa’ per chi vuole proporre certi suoni ma Luca ha saputo superare le difficoltà della nostra metrica linguistica  applicata a rock, blues e country in maniera felice ed espressiva e ulteriore conferma di tutto ciò sta nelle undici canzoni che compongono questo suo “Lungo I Bordi Della Vita”, album contraddistinto da una ottima vena compositiva e da belle interpretazioni che anche grazie ai fidi Companeros, band che ormai lo accompagna da tempo, danno vita ad una selezione intrigante. Queste sono storie che hanno il sapore agrodolce del border a partire dalle dolci movenze dell’introduttiva “Mi Perdo Qui Con Te” con la pedal steel del grande Paolo Ercoli, ospite speciale alle prese anche con dobro e mandolino, seguita da una più nervosa “Una Casa Che Non C’è” tra rock e radici. “Matilda” personalmente mi ricorda le cavalcate sonore dei Green On Red di Dan Stuart e Chuck Prophet e graffia con ottime chitarre elettriche, rimandando anche ai Crazy Horse di Neil Young. La sezione ritmica è sempre affiatata e corposa con Mattia Bigongiali al basso e Jacopo Giusti alla batteria, con l’eccellente apporto delle tastiere di Marco Piaggesi. “I Veli Di Una Donna” veleggia tra country music ed echi ‘mexican’ in una melodia cristallina e soave, con ancora Paolo Ercoli alla pedal steel, “Le Stelle Cadono Sole” è ballata veramente eccellente che si candida come uno dei momenti più profondi del disco, incastonandosi perfettamente in un racconto assolutamente ispirato mentre la seguente “Spoglia I Tuoi Sensi” con la sua ritmica cadenzata (un po’ a la Bo Diddley) aumenta i giri rock con grinta ed energia. Quella di “Banditi” è un’altra melodia vincente tra acustico ed elettrico su strade roots, trasportando l’ascoltatore in un viaggio sulle orme della più bella musica americana così come accade per “Canta Ancora Un Po’”  introdotta dal mandolino di Paolo Ercoli e segnata da sensazioni più country avvicinandosi idealmente al Lone Star State. Il trittico finale ci riserva ancora ottime vibrazioni, a partire da una “In Alto Verso Il Vento” dove fascinazioni country incontrano il west in un brano evocativo e poetico, per poi dare spazio al rock più sapido di “Nessuno Vince Come Vuole”, per congedarsi con “Il Vento Della Sera” dove si da libero sfogo alle chitarre elettriche ancora tra Young e i Green On Red. Significativo finale di un album vario e decisamente positivo. (Remo Ricaldone)