India Ramey fa parte di quella schiera di country singers al femminile che stanno nobilitando ed impreziosendo la scena contemporanea con il loro forte ed orgoglioso attaccamento alla tradizione che ognuna intepreta con grande bravura. Sierra Ferrell, Emily Nenni, Margo Price e India Ramey rappresentano quanto di meglio sa dare attualmente la country music, contribuendo fattivamente al ritorno dei più genuini suoni legati alle grandi interpreti del passato. La stessa India Ramey ha recentemente affermato di voler ispirarsi a Johnny Cash e Loretta Lynn in primis e i suoi cinque albums di studio stanno a certificarlo pienamente. La cantante di Rome, Georgia è salita prepotentemente alla ribalta un paio di anni fa con l’ottimo “Baptized By The Blaze” che l’ha rivelata a livello nazionale per l’intensità delle canzoni e per una qualità complessiva di notevole livello e ora questo “Villain Era” mostra in tutto e per tutto il suo talento e la sua incisività anche come autrice. Tutti i brani di questo disco sono infatti scritti dalla stessa India Ramey che per la prima volta è volata al di fuori della sua ‘comfort zone’ nel profondo sud per incidere in California sotto la produzione di Eric Corne e con una eccellente schiera di musicisti a supportarla. Ted Russell Kamp al basso che ha legato il proprio nome alla militanza nella band di Shooter Jennings ma con una solida e ottima serie di dischi solisti, le chitarre di Eugene Edwards (già con Dwight Yoakam) e Chris Masterson (Steve Earle e i Wallflowers di Jakob Dylan tra gli altri), il sapiente fiddle di Eleanor Whitmore, la pedal steel di Boo Bernstein e la batteria di Kevin Brown sanno creare un gustosissimo mix di honky-tonk, colorazioni western e classiche country ballads, il perfetto compendio sul quale la voce di India Ramey si inserisce alla perfezione. “We Ride At Dawn” si cala subito nelle più tipiche atmosfere western con chitarre ‘twangy’ e la pedal steel che lascia il segno su un’interpretazione che mette l’accento su cristalline doti e su un solido stato di ispirazione, con una trascinante “Welcome To My Villain Era” attraversata dal bel fiddle di Miss Whitmore, da lungo tempo membro dei Dukes, la band di Steve Earle, che segue dando ulteriore energia al disco. “Scattered And Smothered” ha sfumature leggermente ‘swingate’ e risulta pienamente soddisfacente nella sua andatura mentre “Six Feet Under” è sinuosa, sensuale e dalle tonalità quasi latine e “Cryin’ In My Lingerie” è pura country music al 100%. L’album prosegue con una selezione che si arricchisce di ulteriori forti cenni western grazie a “Nobody’s Comin’” introdotta dalla tromba di Jordan Katz, di un omaggio alle ritmiche del più classico Johnny Cash con “Dead To Me”, di una scorrevole country music con “Cult Money”, chiudendo con l’accoppiata “Red Red Roses” e “Ghost Town”, la prima con una melodia di grande presa e la seconda, già dal titolo, nuovamente legata all’immaginario western che prende vita con bella intensità. Un album decisamente impeccabile che non fa che confermare India Ramey come una tra le figure guida della nostra musica.

Remo Ricaldone