E’ un lavoro poderoso, come scrittura e come peso specifico, quello di Fabio Gualerzi, musicista che arriva dalla provincia reggiana, in quell’Emilia così vicina musicalmente ai suoni americani legati alla tradizione. Già dalla confezione, superbamente realizzata con testi, foto e note, si realizza quanto lavoro stia dietro a questo “Diario di Padre”, vero diario degli ultimi dieci anni della vita di Fabio Gualerzi, dei suoi legami familiari e delle storie che si intrecciano in questi dodici capitoli. Dodici canzoni narrate con il linguaggio del folk, del bluegrass e della country music, sue passioni da sempre, con la scelta di interpretarle in italiano che non è impresa così scontata ma che nel complesso viene superata in maniera decisamente positiva. Sessioni di registrazione queste, rilassate e propositive, alle quali partecipano, ed è giusto ricordarli, musicisti veramente interessanti come Andrea Casoni al mandolino, Ivano Malavasi a dobro e banjo, Mattia De Medici al violino, Stefano Arduini alla chitarra elettrica, Riccardo Sgavetti al contrabbasso, Leonardo Sgavetti alla fisarmonica, con le voci di Francesca Ferrari e delle figlie del nostro, Amelia ed Eletta Gualerzi a dare un tocco ulteriore di intimo coinvolgimento familiare. Il percorso di questo diario personale, come ‘trait d’union’ con il precedente album omonimo inciso ben sedici anni fa, è “19 febbraio ‘53” a segnare il naturale viaggio umano negli anni, mentre “Gitano” con la sua nostalgica andatura rimarca tutta la voglia di tornare al calore della famiglia. Profondamente autobiografica è poi “Nata In Casa” con una melodia coinvolgente, il bel dobro a legare il tutto e la vicinanza stilistica alla più classica tradizione country, con i cambiamenti dettati dall’essere padre che marcano un altro momento importante del disco come “Ragazzo Scaduto” e il divertente momento ‘grassy’ di “Leint In Tot” a dare la giusta leggerezza al racconto. “Storia Del Sassolino”è bella ballata folk dove si dà la giusta importanta alla semplicità insita nella natura, con la bellezza delle piccole cose, “Luce Nella Brezza” invece sottolinea quanto gli errori comunque portino alla consapevolezza dell’importanza del proprio percorso, con “Lucky” che chi scrive trova uno dei momenti più significativi dell’album con una scrittura lucida e importante e incisivi inserimenti di dobro, banjo e mandolino e una chitarra elettrica che ‘gioca’ in sottofondo. “Covid 19” è una piccola filastrocca scritta nel periodo pandemico che introduce alla parte finale del disco con altri tre brani importanti come “Poi Ci Siamo Noi” introdotto dal un bel violino, leggermente più ‘macchinoso’ nella narrazione nella nostra lingua, la notevole “Cercando Una Risposta (Proposta)” sulle ali di un’incisiva country music e il finale rappresentato da “Il Nostro Universo” che chiude idealmente questo racconto. Un racconto che merita di essere conosciuto ed apprezzato, personale si ma che può essere considerato come messaggio universale. (Remo Ricaldone)