Nato nei dintorni di Vancouver in Canada ma da tempo residente in California, a Santa Cruz, Brock Davis ha saputo fondere country music, rock e canzone d’autore in una proposta intensa e poetica con liriche che scavano nel profondo dell’animo umano per raccogliere emozioni e ispirazioni che hano segnato così i suoi lavori discografici. Dopo aver interrotto il suo impegno artistico per dedicarsi anima e corpo alla famiglia, Brock Davis è tornato da qualche anno alle incisioni e lo ha fatto con rinnovato spirito inanellando con buoni risultati album come “A Song Waiting To Be Sung” e “Everyday Miracle” che ne hanno riportato a galla il nome e ora “Nothing Lasts Forever” è il disco che conferma un buon stato di forma e di capacità creativa continuando su un percorso simile ai predecessori. La produzione è nelle mani dello stesso Brock Davis e il suono, ben bilanciato tra acustico ed elettrico, si poggia sulle ottime chitarre di Pat McGrath e Justin Ostrander, su una sezione ritmica duttile e solida formata dal basso di Duncan Mullins e dalla batteria di Marcus Finnie e sugli interventi di un eccellente sideman come Russ Pahl alla pedal steel, uno dei migliori allo strumento. Naturalmente c’è la voce, intensa e vissuta, di Brock Davis e il suo pianismo che emerge inevitabilmente nei momenti più descrittivi e intimi in un disco che varia sufficientemente per risultare gradevole ed interessante, anche se sarebbe stata ottima cosa includere i testi anziché andare in giro per il web a cercarseli. La sua è come detto una country music dai forti connotati cantautorali, ispirata alla canzone d’autore californiana e guardando talvolta ad est, dove si inserisce la sua attrazione per certo rock, proposto con intensità ma mai forzando la mano. “Nothing Lasts Forever” appare credibile e scorrevole, sin dall’iniziale “All Of You” con la sua melodia fresca e una bella slide che la attraversa, seguita dagli arpeggi di acustica che caratterizzano l’accorata “Nowhere Near Ready” e dai toni rock di “I’ll Be Your Alibi”. I tre brani che aprono il disco segnano la strada che Brock Davis percorre per il resto dell’album, fornendo le coordinate ad una proposta di qualità, con qualche piccola leziosità che non condiziona comunque il giudizio finale. Sono ben quattordici le canzoni proposte e tra esse si ricordano con piacere le tonalità country di una bella ballata come “My Beautiful Bride”, le confessioni accorate della canzone che da il titolo al disco, il country-rock westcoastiano di “Laughin’ Til It Hurt” con il suo bagaglio di ottimismo che rimanda al Jackson Browne di “Lawyers In Love”, le considerazioni di una folk ballad come “Miracle On The Hudson” e “Til The Morning Comes” con le sue armonizzazioni e per un messaggio che torna più volte durante l’album, un messaggio di speranza, di resilienza e di resistenza di fronte alle mille sfide che la vita ci pone davanti. (Remo Ricaldone)