Ascoltare questo disco è sfogliare il grande libro della musica americana delle radici, penetrare nella più profonda tradizione senza correre il pericolo di assistere ad un’operazione puramente archeologica ma godere di una perizia strumentale finissima al servizio di un lungo viaggio a ritroso nel tempo tra blues, folk, old-time e ragtime. A proporci questo corposo lavoro strutturato in ben 21 capitoli tra originali e covers sono tre musicisti che hanno unito le loro forze consapevoli di portare ognuno il proprio solido bagaglio artistico maturato in carriere soliste apprezzate da critica e fans: Andy Cohen è veterano di mille stagioni all’insegna del patrimonio musicale precedente alla seconda guerra mondiale, tra il blues di Big Bill Broonzy, il gospel del Reverendo Gary Davis e il ‘potpourri’ folk della jug band di Jim Kweskin, Eleanor Ellis arriva dalla Louisiana ed è cresciuta sotto l’influenza delle svariate sonorità della sua terra mentre William Lee Ellis è al pari di Andy Cohen un virtuoso della chitarra acustica in stile finger-picking e frequenta regolarmente i migliori festival d’America, da MerleFest a Mountain Stage. L’unione delle loro esperienze ha dato frutti importanti come questo “Whistlin’ Past The Graveyard” che si presenta con una freschezza non comune e un rigore storico e stilistico notevolissimo, citando nomi che hanno scritto la storia della musica americana come Blind lemon Jefferson, Scott Joplin e il suo ragtime made in New Orleans e Charley Patton. Non solo blues comunque visto che non mancano riferimenti alla tradizione old-time come nell’iniziale “Columbus Stockade” della coppia Tom Darby e Jimmie Tarlton, al western nella bella “Do Right Woman” di Gene Autry, al repertorio del grande chitarrista delle Bahamas Joseph Spence, tra gli ispiratori di Ry Cooder, in “Won’t That Be A Happy Time” e ancora nella eccellente “South Nashville Blues” firmata da Steve Earle. Come detto c’è ampio spazio per gli originali del trio che si inseriscono alla perfezione in una selezione che ha nella coesione, nell’affinità tra i vari momenti e nella sagacia le caratteristiche peculiari. “Pearl River Blues #2” si avvale anche della fantasiosa armonica di Fraser Speirs, “Handful Of Frets (For Fats Waller)” è uno strumentale pregevolissimo dedicato al grande pianista blues/jazz, “Memphis Minnie And Me” celebra un’altra figura seminale del blues mentre “Ye Banks And Braes” è un importante contributo al folk riprendendo una melodia composta dallo scozzese Robert Burns. “Whistlin’ Past The Graveyard” è un piacevole viaggio nel tempo, un progetto che punta a mostrare i forti legami che ancora spingono molti artisti a riscoprire le basi della nostra musica.
Remo Ricaldone