BECKY BULLER Crepe Paper Heart

BECKY BULLER Crepe Paper Heart

La scena legata ai suoni più acustici e tradizionali che fanno riferimento al bluegrass è stata negli anni ricca di grandi talenti al femminile che hanno rivitalizzato e dato un tocco di grazia, leggerezza e gusto a uno stile che spesso ha travalicato i suoi confini per toccare country music, folk, old time ma anche pop e gospel. Da Alison Krauss a Rhonda Vincent, passando per Lynn Morris, Claire Lynch, Laurie Lewis e Valerie Smith, ‘le donne del bluegrass’ ci hanno regalato emozioni e passione unite ad una notevole coerenza stilistica. Becky Buller, fiddler (ma anche chitarrista e banjoista) cresciuta nel Minnesota può tranquillamente essere affiancata a questi nomi e negli anni ha confermato doti tecniche eccellenti, una voce sicura e solida e un repertorio che è maturato enormemente fino ad arrivare a quello che probabilmente è il suo capolavoro, il suo quarto disco solista intitolato “Crepe Paper Heart”. Dodici brani che formano un ‘unicum’ appassionante e coinvolgente, con parecchi ospiti d’eccezione e doti compositive (tutto l’album porta la sua firma, talvolta in collaborazione con altri) notevolissime. Si parte con la sicurezza di un bluegrass corposo e trascinante, una melodia assolutamente classica guidata dal banjo di Ned Luberecki, tra i protagonisti assoluti delle sessions: “Another Love Gone Wrong” è una canzone riemersa dopo lunghi anni di oblio e completata per il disco. “Bitter Springs To Big Trees” è il primo dei capolavori dell’album, la chitarra ‘resofonica’ di Rob Ickes, le armonie vocali di Frank Solivan e il delicato banjo di Mr. Luberecki fanno da supporto ad una canzone che emoziona e commuove, una ballata di straordinario impatto. “John D. Champion” riporta in alto i ritmi con il suo pimpante incedere e con un’altra melodia da ricordare per efficacia e valore. “Heart Of The House” è nostalgica ma mai zuccherosa, struggente ed evocativa come nella migliore tradizione, ispirata da ricordi di famiglia e proprio per questo maggiormente intrisa di sentimento. Lo strumentale “Cair Paravel” scorre splendidamente e fa da ‘pausa’ per un’altra porzione eccellente di disco, iniziata da “Speakin’ To That Mountain” fortemente tradizionale, un chiaro esempio delle influenze appalachiane di Miss Buller, una canzone che rimanda alla mente la celeberrima “Man Of Constant Sorrow”. “The Rebel And The Rose” è un altro momento topico, una ballata interpretata in duetto con Sam Bush con cuore ed anima, una melodia che rimarrà a lungo nei nostri ricordi. “She Loved Sunflowers” (con un prezioso cammeo di Claire Lynch), “Maybe” e soprattutto “Calamity Jane” con ospite Rhonda Vincent rafforzano la sensazione di trovarsi di fronte ad un disco azzeccato sotto tutti gli aspetti e il gospel di “Written In The Back Of The Book”, molto più ‘nero’ rispetto ai brani ‘religiosi’ delle band bluegrass proviene dal repertorio dei mitici Fairfield Four. A chiudere la selezione una cristallina “Phoenix Arise” dalle movenze limpide ed eleganti. Caldissimamente consigliato. (Remo Ricaldone)

2018-09-28T18:22:05+00:00