LOW LILY “10,000 Days Like These”

LOW LILY “10,000 Days Like These”

Al primo disco ‘a lunga durata’, il trio dei Low Lily conferma grandi doti strumentali e vocali ponendosi tra le più fresche e brillanti realtà di quel suono acustico che si muove tra country, folk, old-time e suggestioni celtiche. I virtuosismi al fiddle di Lissa Schneckenburger, il dinamico pickin’ chitarristico di Flynn Cohen, rimarchevole anche al mandolino e il solido stile ritmico della chitarra acustica di Liz Simmons sono le basi sulle quali si sviluppano i brani della band di Brattleboro, Vermont, ai quali si aggiungono di volta in volta il contrabbasso di Corey DiMario, il banjo diviso tra Dirk Powell e Greg Liszt, il cello di Duncan Wickel e le percussioni fornite da Stefan Amidon e Charlie Van Kirk creando una fascinosa base musicale. Le voci poi sono un’altra carta vincente, cristalline, nitide e splendidamente abbinate. Il traditional britannico “Sovay” apre l’album nella maniera migliore con il suo sapore senza tempo ma con l’appeal contemporaneo come quello per esempio di Alison Krauss o di Gillian Welch. E proprio a Gillian Welch e David Rawlings i Low Lily tributano omaggio interpretando con grande talento una “Rock Of Ages” dalle mille sfumature. Un’altra cover, questa volta del meno noto Richard Eggleston, si pone tra le cose migliori di questo “10,000 Days Like These” e “The Grumblinoby One” unisce le tradizioni britanniche ed americane con notevole naturalezza. Buona parte di questo esordio è firmato dagli stessi membri dei Low Lily a dimostrazione di una raggiunta maturità anche compositiva e da sottolineare sono “Hope Lingers On” che rimanda alle tradizionali ‘waulking songs’ scozzesi, canti di lavoro femminili dal grande coinvolgimento, “Good, Bad, Better” con le voci, in piena sintonia, che si rincorrono e si intrecciano e una “10,000 Days Like These” scelta giustamente come title-track per grazia e delicatezza, vera ‘signature song’ per i Low Lily. Ancora angeliche sono le armonie di “Full Grown Love”, accorate le tonalità country di “Dark Skies Again” e sorprendente la cover di “Brothers In Arms” di Mark Knopfler che impreziosisce ulteriormente un disco dal quale gli appassionati di sonorità acustiche si separeranno difficilmente. (Remo Ricaldone)

2018-10-30T20:27:09+00:00