SHOEBOX LETTERS Keep It Simple

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Ci siamo più volte occupati in questi ultimi anni dei Shoebox Letters, band di Portland, Oregon tra le più attive ed istancabili nel panorama indipendente roots e, a breve distanza dal precedente “Tears For 2”, disco fresco e diretto che univa l’amore per il country-rock westcoastiano e le suggestioni pop sempre provenienti dall’area californiana, ecco un nuovo capitolo della loro ormai corposa discografia intitolato “Keep It Simple”. Non che i precedenti fossero così complessi ed arzigogolati ma la voglia di mantenersi semplici e lineari, magari ‘staccando un po’ la spina’ e dando maggior spazio ad una strumentazione acustica è alla base di questo notevole nuovo capitolo della ‘saga’ di Dennis Winslow e soci. Grande uso di chitarre acustiche, una cura particolare delle armonie vocali e un senso della melodia spiccato e delicato: queste sono sempre state le peculiarità dei Shoebox Letters che qui troviamo ancora più convincenti nel ricercare il ‘segreto’ della miglior country music e folk, mantenendo cioè alla base di tutto la linearità e la semplicità. Dieci canzoni, nella maggior parte frutto del talento compositivo di Dennis Winslow e talvolta con la complicità di altri membri della band come Susan Lowery e Greg Paul e un paio di cover, sempre e comunque da personaggi del loro ‘giro’ e “Keep It Simple” scorre in maniera naturale e fresca, pronto per essere subito riascoltato, tale è il fascino genuino di queste canzoni. Dall’ironia infarcita di collegamenti sixties di “Boss Of Bad Decisions” alla title-track che apre giustamente l’album, solida e cadenzata. Il fatto che sia un disco essenzialmente acustico non è sinonimo di scarno, gli arrangiamenti sono sempre azzeccati e ricchi, andando spesso a centrare l’obiettivo creando canzoni convincenti. Le inflessioni country di “Can’t Stop It”, le sue alternanze vocali tra Stephanie Cox e Dennis Winslow che la rendono ancora più godibile, “Drinking Still” accorata e morbida con le sue acustiche e mandolino, “Break Your Own Heart” agrodolce e sempre coerentemente sincera, “Band Aid And Blisters” tra (soft)rock e country e le persuasive melodie di “Something Going On” e “Strange Constellation” fanno di questo disco un prodotto consigliatissimo, specialmente se avete amato il country-rock degli anni settanta e certa canzone d’autore californiana di quel periodo.(Remo Ricaldone)

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