The Don Diego Trio Greetings from Austin

21272696_1453865518041973_6109884956428375474_o
Come il grande scrittore milanese Alessandro Manzoni è andato a “risciacquare i panni in Arno” per affinare il proprio Italiano, così The Don Diego Trio (Diego Geraci guitar and voice, Sandro Pittari drums e Luca Chiappara double bass) si è recato in Texas, e precisamente agli Ameripolitan Studios di Austin, per affinare il proprio suono e per registrare un cd con alcuni grandi nomi locali. Il risultato è una cartolina sonora dal Lone Star State, un album che non a caso si chiama “Greetings From Austin”. Prodotto da Mario Monterosso ( nato in Sicilia ma attualmente residente in Tennessee), Greetings si articola attraverso 13 brani che vedono la partecipazione di grandi personaggi che con la loro arte, hanno contribuito a rendere il cd ancora più appetibile per coloro che amano la musica country fortemente venata di rockabilly. Mi riferisco alla splendida voce di Kristyn Harris (My window faces the south) , alla magica chitarra di Chris Casello , alla carica di Mike Maddux ( preso in prestito dai Ponderosa Aces) e alla versatilità di Teri Joyce (Austin, Texas, USA). Johnny Cash, George Jones e Waylon Jennings ma anche Ernest Tubb e Dwight Yoakam hanno sicuramente forgiato il suono del Don Diego Trio ma la band riesce a dare un’impronta personale a tutte le canzoni del cd e questo è, in sostanza, il grande pregio dell’intero progetto. Credo che se dovessimo chiedere alla band di indicare il brano più rappresentativo probabilmente risponderebbero Rolling Wheel ( un potente rock’n roll) ma trovo che anche Monday o Waiting for a beer (scritta da Mario Monterosso) abbiano tutte le carte in regola per promuovere Greetings From Austin. Un cd notevole che si chiude con There’s a little bit of everything in Texas, quasi a voler confermare ciò che tutti gli appassionati di buona musica country sospettano da tempo. (Gianluca Sitta)

Posted in Articles and Reviews | Commenti disabilitati su The Don Diego Trio Greetings from Austin

Donice Morace Donice Morace E.P. (text in English)

21616365_874211932729815_5818945763212511940_n
Donice Morace comes from Texas, from the Beaumont area to be precise, the city where you can literally breathe country music, seeing that it is also the birthplace of both Mark Chesnutt and Tracy Byrd. Donice is younger of course, but he has a way of interpreting country music just like his illustrious fellow countrymen, and for this reason we can safely call him a “new traditionalist”, even though twenty years have gone by. As every Texan who makes country music, this artist’s style pays a fitting tribute to the figure of King George, but I have the distinct impression that Donice found his true source of inspiration across the border in Oklahoma, in Yukon to be exact, a town in which Garth Brooks grew up in. In fact, the songs on this EP, starting with the opening track “Good Hurt Comin’ On” takes you back in time to when radios were constantly playing “If Tomorrow Never Comes”, or “Much Too Young”. Hearing new songs with the unmistakable style (both in terms of arrangements as well as voice modulation) that made Garth into a legend, brings back deep emotions. Also, Donice is really very good because, although inspired by the sound of Garth, he manages to stay fresh and original, and his music is really very convincing. Songs like “Wd-40 and Duct Tape” or “Wish You Were Beer” are just great. So if you love the a-la Garth Brooks sound, I recommend this EP by Donice Morace. If Garth isn’t really your hero, but you still love really good country music, I still recommend this EP.
P.S. Hey Donice, when can we expect a complete album? (Gianluca Sitta)

Posted in Articles In English | Commenti disabilitati su Donice Morace Donice Morace E.P. (text in English)

Donice Morace Donice Morace E.P.

21616365_874211932729815_5818945763212511940_n
Donice Morace viene dal Texas e precisamente dalla zona di Beaumont, città dove letteralmente si respira country music anche perchè ha dato i natali sia a Mark Chesnutt che a Tracy Byrd. Donice è più giovane certo, ma dai suoi illustri concittadini ha preso il modo di interpretare la musica country e per questo possiamo tranquillamente definirlo un “new traditionalist” anche se vent’anni dopo . Come ogni Texano che fa country, lo stile di questo artista paga un doveroso tributo alla figura di King George Strait, ma ho la netta impressione che Donice abbia trovato la vera fonte di ispirazione oltre il confine con l’Oklahoma e precisamente a Yukon, cittadina nella quale è cresciuto Garth Brooks. Infatti le canzoni di questo Ep, a cominciare proprio dall’opening Good Hurt Comin’ On ti riportano indietro nel tempo quando le radio erano dominate da If Tomorrow Never Comes o Much Too Young. Sentire cantare brani nuovi con quello stile inconfondibile ( sia in termini di arrangiamenti che di modulazione vocale) che ha reso Garth un mito, ti regala, ancora oggi, grandi e profonde emozioni. Inoltre Donice è davvero molto bravo perché, pur ispirandosi al sound di Garth, riesce a rimanere fresco e originale e la sua musica risulta davvero molto convincente. Brani come Wd-40 and Duct Tape o Wish You Were Beer sono proprio belli. Quindi, se amate il sound a-la Garth Brooks vi consiglio questo EP di Donice Morace. Se invece Garth non è proprio il vostro mito ma amate la vera e buona country music vi consiglio lo stesso questo EP di Donice Morace. P.S. Hey Donice a quando il primo, vero album? (Gianluca Sitta)

Posted in Articles and Reviews | Commenti disabilitati su Donice Morace Donice Morace E.P.

Tom Petty

petty 2
La perdita di Tom Petty ha privato il panorama rock di una delle figure basilari degli ultimi quarantanni, a capo di una band come gli Heartbreakers tra le migliori assieme alla E Street Band di Bruce Springsteen, alla Silver Bullet Band di Bob Seger e a quella storica di John Mellencamp con Mike Wanchic alle chitarre e Kenny Aronoff alla batteria. Ispirato dalle melodie tra folk e rock dei Byrds, da Bob Dylan ma nel complesso dai grandi del rock’n’roll, Tom Petty ha attraversato queste decadi con stile ed efficacia mostrando quanto si potesse coniugare la forza travolgente del rock con l’emozione delle ballate, sapendo anche ‘essere commerciali’ senza svilire una proposta che anche negli anni meno ispirati ha saputo mantenere una coerenza e una coesione unici. Sin dagli esordi discografici avvenuti negli anni in cui la rivoluzione punk stravolgeva la scena musicale mondiale (e da alcuni critici pure lui inserito in quel confuso ‘melting pot’, così come Graham Parker e Police!) Tom ha saputo distinguersi per quell’urgenza poetica e per quella capacità di raccontare nei classici tre minuti di una ‘r’n’r song’ tutto un mondo fatto al tempo stesso di ribellione e di romanticismo, di gioia di vivere ma anche di riflessione e di sentimenti agrodolci. “American Girl” e “Breakdown” nobilitarono il suo primo disco fino a diventare veri e propri inni rock che hanno perfettamente resistito all’usura del tempo, “Damn The Torpedoes” di pochi anni dopo fu la perfezione in un album che ha fatto la storia del genere e anche negli album ‘minori’ prodotti in anni in cui prevalevano drum machine ed elettronica, grazie ad uno script sempre dettato da una lucidità invidiabile, la musica di Tom Petty ha regalato emozioni contribuendo al mantenimento di uno status di altissimo livello. Le tante collaborazioni, con Bob Dylan accompagnandolo in tour con tutti gli Heartbreakers, con Johnny Cash nei gloriosi anni delle ‘American Recordings’ e con la ‘superband’ Traveling Wilburys, hanno arricchito una carriera con poche pause e con la continua ricerca della canzone che potesse raffigurare il meglio nella tradizione rock. E in tantissimi casi c’è riuscito perfettamente, citando “Listen To Her Heart”, “I Need To Know”, “The Waiting”, “Runnin’ Down A Dream”, “I Won’t Back Down”, “Free Fallin’”, “Wildflowers” ed innumerevoli altre. La rinascita di una delle sue band degli esordi, Mudcrutch in cui comparivano i due fedelissimi Mike Campbell e Benmont Tench, è stata poi la dimostrazione di una grande umiltà, di umanità e di amore per i ricordi dei suoni anni formativi nella nativa Florida, con due dischi che rimandavano ad un folk-rock ancora fresco e cristallino. Ulteriore conferma delle doti umane del musicista di Gainesville, amato enormemente dai suoi colleghi e con una ‘fan base’ rimasta inalterata nonostante i suoi ultimissimi album, comunque robusti esempi di buon rock chitarristico, non fossero stati grandi successi. Quello che rimane è un’eredità ricchissima che negli anni risulterà lascito prezioso ed insostituibile per tutti coloro che amano il caleidoscopico mondo del rock. Ci mancherai, Tom…..(Remo Ricaldone)

Posted in Articles and Reviews | Commenti disabilitati su Tom Petty