Ned LeDoux Sagebrush

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Mi piace moltissimo Ned LeDoux quando fa brani originali nello stile del padre. Mi piace un pò meno quando fa i brani del padre, anche perché così si espone a tanto inutili quanto ingiusti paragoni. Considerazioni personali a parte, trovo questo  Sagebrush (prodotto dall’award-winning Mac McAnally) un ottimo disco d’esordio per un musicista che, volente o nolente, dovrà sempre rapportarsi, dal punto di vista artistico, con l’ombra “ingombrante” di un tale genitore. Come dicevo, Ned dà il meglio di sé in canzoni come The Hawk, Forever a Cowboy o Brother Highway dove riesce a coniugare lo stile di famiglia col suo personale modo di sentire e interpretare la musica. Un mix affascinante che fa di questo Sagebrush un cd imperdibile per coloro che amano la cultura del cowboy e le grandi praterie del Wyoming. Per info/copies https://nedledoux.com/home (Gianluca Sitta)

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KEN DUNN “Wondrous Beauty”

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Ancora una interessante produzione indipendente che arriva dal Canada e un’ulteriore conferma della vivace scena a nord del confine con gli Stati Uniti. Ken Dunn è un veterano della scena canadese, ha inciso sette dischi e nel corso delle scorse decadi ha suonato con nomi importanti come Jerry Jeff Walker e, tra i suoi conterranei, musicisti di culto come Willie P. Bennett e Garnet Rogers, dividendosi tra la passione per il country e il folk anglosassone. L’impegno sociale e ambientalista ha ispirato le canzoni di Ken Dunn diventando uno degli argomenti principali della sua produzione, oltre a più ‘ordinarie’ storie personali e questo suo “Wondrous Beauty” non sfugge alla regola regalandoci suoni modulati e morbidi, acustici e decisamente piacevoli. La base musicale è caratterizzata da arrangiamenti che spesso sconfinano nel retaggio celtico che il musicista attualmente residente nel British Columbia ha sempre espresso in maniera notevole, con il fiddle leggiadro ed incisivo di Tyler Beckett sempre in primo piano, le tastiere della moglie Anna Green, la scarna sezione ritmica formata dalla batteria di Mark Mariash e dal basso di Randy Martin e la coppia Jacob MaCauley al bodhran (tamburo tipico della tradizione irlandese) e Ben Grossman al hurdy gurdy (in Italia nota come ghironda, strumento diffuso nelle valli alpine occidentali) a fornire ulteriori ‘nuances’ tradizionali. “Saskatoon” apre l’album con la poesia tipica delle migliori folk ballads, una canzone d’amore che definisce perfettamente la filosofia di vita di Ken Dunn, mentre la forte richiesta di pace e giustizia riempe le melodie di brani come “On My Merry Way”, “Wild And Free”. Come detto uno dei protagonisti di queste sessions è il fiddler Tyler Beckett, strepitoso specialmente nell’evocativa “Hills Of Strahavon”, magistrale ‘folk ballad’, nella intensa “Hold On” e nello strumentale “Tales Of Wandering” dove più che in altri momenti emerge il fascino della musica tra Scozia ed Irlanda. Un disco questo che intriga e seduce per i suoi tratti celtici ma che resta in qualche modo legato ai suoni di un country/folk vecchio stile e profondamente attraente. www.kendunnmusic.com. (Remo Ricaldone)

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PlanetBooks presenta: ROLLING VIETNAM

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“ROLLING VIETNAM – Radio-grafia di una guerra”
Di Nicola Gervasini
(Pacini Editore – 2010)

La guerra in Vietnam è un pezzo di storia americana lungi dall’essere metabolizzato le cui scorie sono ancora presenti nella società e nel ricordo di una stagione tragica. La visione di quegli anni ce la dà Nicola Gervasini, grande appassionato di musica e collaboratore di riviste e siti web, con un libro, “Rolling Vietnam”, che mostra in prospettiva quel periodo (tra la metà degli anni sessanta e la metà della decade successiva) non limitandosi ad un’analisi storico-musicale, già di per se interessante, ma raccontando una storia intrigante ed interessante tra fiction e realtà. Come dicono le note di (retro) copertina “Rolling Vietnam” è “un jukebox scritto e una lettura da ascoltare, attraverso le trasmissioni televisive, i film e più di cinquanta brani che hanno accompagnato la vicenda americana più controversa del secolo scorso”. Dalle radici del movimento pacifista e politico-sociale incarnato dagli Almanac Singers di Pete Seeger e Woody Guthrie fin dagli anni quaranta fino al Bruce Springsteen della poco compresa (da qualcuno) “Born In The USA” a metà anni ottanta, la storia si amplia e si sviluppa in un lasso temporale al cui interno ci sono le diverse anime di una società complessa e diversificata come quella americana, dal patriottismo più convinto e cieco, alla forte protesta che coinvolse scene musicali dal folk al rock in un contrasto sonoro notevole. Colonna sonora di quegli anni sulle immagini che per la prima volta portavano sugli schermi e sulle tavole degli americani una guerra ‘in diretta’ fu quella di Phil Ochs, di Barry McGuire, di Bob Dylan e di tutto il movimento folk la cui protesta confermò un impegno decisamente coerente e forte ma anche il mondo del rock con Jefferson Airplane e Creedence Clearwater Revival fece la sua parte. Sull’altro versante il mondo della country music con il suo istinto a preservare certezze e a mostrare il volto più ‘reazionario’ della società Usa con in primis Merle Haggard e nomi minori che però all’epoca cavalcarono l’onda più bellicosa e aggressiva come per esempio Barry Sadler, cantante e membro dell’esercito. Un libro questo che ci porta per mano, grazie al taglio intelligente ed originale, e ci aiuta a rivisitare quegli anni facendo tesoro di un periodo simbolico e di grande interesse storico con una scrittura gradevolissima e al tempo stesso profonda e nitida.(Remo Ricaldone)

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JIM WHITE “Waffles, Triangles & Jesus”

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Il grosso vantaggio di autoprodurre la propria musica o di incidere per etichette indipendenti è senz’altro quello di poter sperimentare e di disporre della più ampia libertà artistica, di lasciare la briglia sciolta e di comporre nella massima autonomia. E’ questo il caso di Jim White, musicista ‘inquieto’ e sempre voglioso di dare un’impostazione originale ad una visione delle radici americane che lo ha visto tra i protagonisti della (ri)nascita dell’alternative country negli anni novanta. Da un ventennio Jim White, che ora ha base ad Athens, Georgia, propone sonorità che prendono spunto dalla tradizione ma che vengono filtrate da un’attitudine spesso influenzata dalla world music e dall’amore per certa psichedelia. Il fascino delle sonorità appalachiane e della cosiddetta ‘mountain music’ è mischiata a inflessioni contemporanee e rock, anche se non sempre nell’accezione più classica del termine. “Waffles, Triangles & Jesus” è un disco caleidoscopico e godibile nella sua varietà di temi, sconfinando spesso nel pop-rock ma mantenendo intatta la forza espressiva dei suoni country-folk, partendo dalla significativa e sostanziosa “Far Beyond The Spoken World” che rappresenta un po’ il manifesto delle intenzioni di Jim White. Questo è il classico disco che sorprende ad ogni brano, mai banale, mai sdolcinato o retorico. Momenti lievi ed orecchiabili si alternano a dimostrazioni di una ricerca mai fine a se stessa ma intesa a confermare quanto interessante possa risultare l’unione di diverse mentalità e culture, non perdendo mai il filo conduttore che guida questa selezione e la manitene su livelli più che buoni. Tra i momenti più significativi possiamo citare “Wash Away A World” dal ritmo ‘spezzato’ e dalle inflessioni country che emergono nitide, una festosa e ‘grassy’ “E.T. Bass At Last Finds The Woman Of His Dreams”, “Here I Am” più rilassata e dalle tonalità tra il primo Jimmy Buffett e certo Ry Cooder, “Sweet Bird Of Mystery” con il suo forte bagaglio poetico ed evocativo, “Silver Threads” che a me ricorda i Grateful Dead di metà anni settanta, la misteriosa e onirica “Drift Away” con il suo sapore old-time e, quasi a fare da contraltare, una frizzante “Playing Guitars” che rimanda alle vecchie classiche ‘jug bands’ con un tocco però quasi a la Lovin’ Spoonful o Country Joe & The Fish. Un disco consigliato soprattutto a chi non ha preconcetti e a chi cerca qualcosa di originale pur in un contesto chiaramente roots.(Remo Ricaldone)

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