LYNN JACKSON “Follow That Fire”

0010821212_10
Il Canada ancora una volta ci regala un’artista dalle grandi doti espressive, un’autrice sensibile che nel corso dell’ultimo ventennio ha inciso ben nove dischi pur non raggiungendo un successo commerciale degno delle sue qualità. Lynn Jackson è una storyteller matura, capace di raccontare i rapporti interpersonali con profondità e intensità usando un linguaggio molto americano nell’approccio, decisamente ricollegabile al mondo ‘americana’ in un mix in cui rock e radici vengono unite in modo impeccabile. “Follow That Fire” gode poi della produzione di Michael Timmins, uno dei fratelli membri dei Cowboy Junkies, e proprio Michael presta la sua affascinante chitarra elettrica a queste canzoni così come Peter Timmins siede dietro ai tamburi ricreando talvolta le atmosfere oniriche e sognanti della band di origine. Dieci sono le canzoni di questo album, dieci capitoli di una narrazione vigorosa e fortemente poetica dove l’uso delle parole è ricercato e si integra perfettamente alle sonorità tra folk, country, rock e pop. Anche dai titoli si deduce che il messaggio è quello di risultare al tempo stesso profondo e stimolante con le intriganti “Random Breakdowns, False Starts & New Beginnings” e “Mystery Novels, Short Stories & Car Songs” che mostrano messaggi universali e cenni autobiografici. “Ghost” è nella sua immediatezza e grazia uno dei momenti più emozionanti, così come “Meet Me In The City” che si giova dei controcanti di Andy Maize, “Tossing & Turning” avvolge con calore interpretativo e un arrangiamento efficace in cui spicca l’organo di Aaron Comeau, la title-track “Follow That Fire” accarezzata dalla pedal steel di Aaron Goldstein e “Alice” dal tocco ancora emozionante. Le canzoni di Lynn Jackson mostrano tutta la sua grande umanità e coinvolgimento e saranno, per coloro che daranno loro fiducia, una calda coperta nelle prossime fredde giornate invernali. www.lynnjackson.net.(Remo Ricaldone)

Posted in Articles and Reviews | Commenti disabilitati su LYNN JACKSON “Follow That Fire”

The White Buffalo Darkest Darks, Lightest Lights (Earache Records)

1000x1000
C’è poco da fare. Ci sono artisti che abbondano di barocchismi nelle loro opere, rischiando di dare più attenzione ai piccoli particolari rispetto alla vera essenza del lavoro, e ci sono Artisti che riescono ad essere incredibilmente onesti, veri e convincenti con una semplicità sorprendente.
Questo è il caso di Jake Smith, conosciuto ai più come “The White Buffalo”: raramente mi è capitato di restare folgorato dopo l’ascolto di sole poche note, ma qualche anno fa, ascoltando “Once Upon A Time In The West” rimasi davvero a bocca aperta.
Dopo aver recuperato praticamente ogni lavoro registrato dal buon Jake, con mia grande gioia ho potuto constatare che il Bufalo non ha sbagliato un colpo e, fortunatamente, anche il suo ultimo lavoro “Darkest Darks, Lightest Lights” non ha deluso le mie aspettative.
Il disco si apre con “Hide And Seek”, shuffle a cavallo tra il Blues ed il Folk che fa calare immediatamente l’ascoltatore nell’atmosfera, per poi proseguire con “Avalon”, pezzo ritmato e con un sound decisamente più “elettrico” rispetto ai lavori precedenti.
Con “Robbery” invece si passa ad uno scenario tipico del selvaggio West, dove gli ululati e il contrabbasso accompagnano la descrizione di una rapina.
“The Observatory” ci riporta al sound tipico del Bufalo Bianco, una ballata acustica intensa, intima ed avvolgente ed è, a mio parere, uno dei momenti più emozionanti di questo disco.
Il mood cambia nuovamente con “Madam’s Soft, Madam’s Sweet” e l’atmosfera si scalda riempiendosi di elettricità: la chitarra distorta e l’armonica a bocca si sposano alla perfezione con la voce profonda di Smith. Sonorità forse atipiche per chi è abituato alle opere precedenti, ma che esaltano il lato più graffiante di White Buffalo e ciò si può sentire anche nella successiva “Nightstalker Blues”.
Un altro momento di grande intensità è “If I Lost My Eyes”, pezzo molto personale e riflessivo, dove il buon Jake riesce ad emozionare in modo semplice e sincero.
La parte finale dell’album è affidata a “Border Town / Bury Me In Baja”, cavalcata incalzante e rabbiosa, sicuramente un marchio di fabbrica dell’Artista. “The Heart And Soul Of The Night” è invece un pezzo molto più spensierato che fa prendere il respiro prima della conclusiva e sognante “I Am The Moon”.
In generale “Darkest Darks, Lightest Lights” è un disco molto valido, che conferma il grandissimo livello di questo cantautore, il quale dimostra che sa anche prendersi i suoi rischi adottando soluzioni stilistiche diverse, ma pursempre coerenti con il suo modo di fare Musica. Lunga vita al Bufalo Bianco!(Cristian Secco)

Posted in Articles and Reviews | Commenti disabilitati su The White Buffalo Darkest Darks, Lightest Lights (Earache Records)

EMMYLOU HARRIS

harris
Emmylou Harris è una delle icone della musica americana delle radici, una delle interpreti che ha saputo ‘raccontare’ la country music attraverso un percorso straordinariamente ricco ed articolato in cui le deviazioni dai canoni restrittivi del genere sono sempre state positive e propositive. Dalle prime registrazioni di fine anni sessanta in cui già emergevano doti e sensibilità non comuni agli anni ‘formativi’ in compagnia di Gram Parsons che le fornirono le basi e la convinzione necessarie per spiccare il volo (parafrasando il titolo del suo primissimo album, “Gliding Bird”), fino ad album come “Pieces For The Sky” e “Elite Hotel”, veri e propri punti di partenza di una carriera che si avvicina al mezzo secolo, la cantante di Birmingham, Alabama si è distinta per una voce cristallina e riconoscibilissima, per un gusto raffinato e per un’intelligenza e una saggezza unici. La capacità di rendere proprie canzoni altrui pescando dal repertorio dei grandi della country music ma anche dai songbook di autori rock e pop è stata una delle caratteristiche vincenti di Emmylou, grazie anche all’abilità di formare band di incredibile bravura e duttilità (Hot Band e Nash Ramblers su tutte, ma non solo) e di avvicinarsi ai suoi colleghi con umiltà e grande integrità morale (il trio con Linda Ronstadt e Dolly Parton e anche la partnership con Mark Knopfler per esempio), in un viaggio sonoro prezioso e sempre intrigante. Dalla country music più classica, quella di Merle Haggard, dei Louvin Brothers, di Kitty Wells alla canzone folk con nel cuore Townes Van Zandt (indimenticabile è la sua cover di “Pancho & Lefty”, tra le più belle del musicista texano) e Utah Phillips, dal bluegrass di Bill Monroe alle radici appalachiane della Carter Family, dall’alternative country al pop-rock, tutto nelle mani di Emmylou Harris ha assunto contorni deliziosi e profondi, personali e godibili, comunicando all’ascoltatore la sensazione di grande tenacia e convinzione. Con gli anni Emmylou Harris è diventata un simbolo ed un’ispirazione per artisti (soprattutto e logicamente femminili) dell’area roots, riducendo la frequenza delle proprie registrazioni ma mantenendo e forse aumentando il livello qualitativo grazie anche ad un maggior coinvolgimento compositivo, segno di una maturazione ormai indiscussa. Giusto per dare un’idea del grande apprezzamento nei confronti di Miss Harris basta citare il recente (gennaio 2015) tributo alle sue canzoni in cui uno straordinario manipolo di musicisti ha reso omaggio alle sue canzoni: Mavis Staples, Chris Hillman, Buddy Miller, Rodney Crowell (già nella mitica Hot Band), Mary Chapin Carpenter, Martina McBride, Alison Krauss, Kris Kristofferson, Vince Gill, Steve Earle, Lee Ann Womack e molti altri si sono stretti in un ideale abbraccio tributando il proprio affetto verso una perfomer di eccezionale qualità e moralità. (Remo Ricaldone)

Posted in Articles and Reviews | Commenti disabilitati su EMMYLOU HARRIS

KENNY CHESNEY Live In No Shoes Nation

Kenny-Chesney-2017-album-Live-In-No-Shoes-Nation-900px
Il nuovo album dal vivo di Kenny Chesney raccoglie tutta l’energia accumulata in oltre 10 anni di concerti in giro per gli States. 30 canzoni che raccontano una storia musicale fatta di spiagge bianchissime, mari incontaminati baciati dal sole dei Caraibi e vacanze perenni, che però non sempre riescono a far dimenticare ricordi dolorosi o situazioni difficili. Tutti i grandi successi del singer di Johnston City (TN) sono ovviamente presenti nell’album che comprende anche alcune rarità come un omaggio a Guy Clark (Hemingway’s Whiskey) e uno a Bruce Springsteen (One Step Up). Inoltre vi sono alcuni brani, in particolare I’m Alive, Coastal e Happy on the Hey Now, che di solito non fanno parte della normale playlist dal vivo. E se questo non fosse sufficiente a fare di Live In No Shoes Nation un gran album, aggiungiamo la partecipazione di personaggi come Taylor Swift (Big Star), Eric Church ( When I See This Bar) Mac MacAnally (Down The Road), Zac Brown Band (Everybody Wants to Go to Heaven), Old Dominion (Save It for a Rainy Day), Grace Potter (You And Tequila), David Lee Murphey (Dust On The Bottle) e Dave Matthews in un medley (The Joker / Three Little Birds) che precede la conclusiva Happy on the Hey Now. (Gianluca Sitta)

Posted in Articles and Reviews | Commenti disabilitati su KENNY CHESNEY Live In No Shoes Nation