MARY BATTIATA & LITTLE PINK “The Heart, Regardless”

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Penso sia ormai assodato che per trovare i suoni più freschi e propositivi legati alla country music (e ‘zone’ limitrofe) si debba guardare alle tante proposte indipendenti di cui è ricca la scena americana. Impresa non facilissima per quanto riguarda la reperibilità ma che vale la pena, con un piccolo sforzo aiutato da internet, per aggiudicarsi dischi di valore e di grande piacevolezza. Il discorso calza a pennello per Mary Battiata e i suoi Little Pink, bella realtà di Arlington, Virginia e di tutta l’area che comprende Washington, D.C. e Baltimore, Maryland. “The Heart, Regardless” è il suo disco più vicino ai suoni country in un percorso che l’ha posta in un territorio tra alternative-country, folk.rock e pop, vicina idealmente a personaggi femminili come Rosanne Cash e Lucinda Williams ma anche al panorama britannico che guarda agli States, dai Fairport Convention alle sue innumerevoli diramazioni. Il repertorio è tra i migliori mai proposti dalla cantante ed autrice, brillante nelle coniugazioni più classiche dove non mancano le inflessioni ‘twangy’ e l’amore per la più nobile country music e sempre positiva quando si avvicina ad una canzone folk con arricchimenti rock e pop. Ben 14 sono le canzoni di questo suo quarto disco, prodotte con mano sicura da Dave Nachodsky, nome non certo famoso da noi, con il supporto strumentale di gente esperta su cui spiccano l’honky-tonker Arty Hill, tra le migliori realtà country della costa est, Dudley Connell (già con i Seldom Scene, storica band bluegrass), il banjoista pluridecorato Mike Munford, Dave Hadley notevole pedal steel guitarist e Tim Pruitt ottimo chitarrista elettrico. Già dalle prime note di “Sun That I Could Count On” la sensazione è di grande ispirazione, del voler dare vita ad una selezione il cui denominatore comune è la genuinità, la forza della semplicità (qualità che nella country music non deve mai mancare, a mio parere) e il continuo rimando di citazioni e di riferimenti, il tutto con personalità ed intelligenza. Scorrono così titoli che ricorderemo a lungo come “Disappearing Ink” con l’ombra dei fifties tra Everly Brothers e Buddy Holly, la rigenerante “Six Miles Out” con fisarmonica e chitarra elettrica semplicemente irresistibili, le emozioni acustiche di una “Tall Timbers” dal fascino appalachiano, “Big Big World” con la sua melodia senza tempo che la avvicina alle sue colleghe citate in precedenza, “20 Words” tra country e rockabilly mantenendo alto ritmo e freschezza, “Drive That Fast” acustica e cristallina, “March 16” brano anti militarista venato di folk, tra i capolavori del disco per forza espressiva e coinvolgimento, “Knockout Boy” notevole esempio country e “Sing Me A Landscape”, un country waltz delizioso. Disco ed artista da scoprire. (Remo Ricaldone)

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