Elizabeth Cook Balls
Scritto da Remo Ricaldone il 05-01-2008
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elizabethcook.jpgElizabeth Cook incarna perfettamente lo spirito della country music con un suono legato a filo doppio alle proprie radici ma con il fascino fresco e frizzante che la rende affascinante anche al pubblico che segue la scena contemporanea. Nel 2002 aveva avuto la propria occasione per sfondare con “Hey Y’All”, disco proposto dalla Warner Bros. che poi l’aveva scaricata a causa di vendite non all’altezza delle aspettative. Un vero peccato perché Elizabeth Cook è una cantante e una autrice di talento e lo ha dimostrato negli anni seguenti pur dovendosi accontentare di budget più ridotti. “This Side Of The Moon” (del 2004) e questo “Balls” sono infatti due album godibilissimi, cantati con passione e classe notevoli. “Balls” è prodotto da Rodney Crowell, uno che se ne intende, con il risultato di rivelarsi come uno dei migliori country albums dell’anno appena trascorso. Come sempre sono preponderanti le composizioni della Cook, ancora una volta incisiva come autrice, con melodie attraenti e testi semplici ma efficaci. “Sometimes It Takes Balls To Be A Woman” è il singolo apripista, una canzone sulla difficoltà di emergere in un business guidato da uomini. “Gonna Be” ha il fascino bucolico della miglior country music, con il banjo di Greg Davis a dare quel tocco in più per renderla perfetta. “Mama’s Prayers” è dolcemente autobiografica (come spesso accade nel songwriting di Elizabeth Cook) e tocca le corde più intime del nostro cuore mentre “He Got No Heart” ha influenze rockabilly e country a la Johnny Cash. Ospiti di rilievo in queste session sono poi Bobby Bare Jr. che duetta intensamente con Elizabeth Cook nella melodia tradizionale di “Rest Your Weary Mind” (che ricorda i classici senza tempo della Carter Family) e la coppia texana formata da Nanci Griffith e Rodney Crowell che impreziosiscono una già bella “Down Girl”. Due sono le cover, “Sunday Morning” firmata da Lou Reed e John Cale e la conclusiva “Always Tomorrow” di Tim Carroll, due brani che si inseriscono con naturalezza in un contesto piacevolissimo. Elizabeth Cook merita tutta la vostra attenzione in quanto rappresenta quanto di meglio possa offrire un suono che troppo spesso nella stessa Nashville viene emarginato per dare spazio a personaggi dal non particolare valore artistico.

Ultimo aggiornamento: 19-10-2008

Pubblicato in : Recensioni, United States
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