| Terri Clark - Pain To Kill |
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“Pain To Kill” vede due tra i maggiori produttori di Nashville, Byron Gallimore e Keith Stegall, spartirsi democraticamente i ruoli e un minore coinvolgimento compositivo di Terri Clark (che qui firma cinque canzoni su dodici) che per il resto si affida alle esperte doti di scrittori che a Music City sono ormai di casa. Troy Verges, Angelo, Tom Shapiro, Steve Bogard, Tim Nichols, Matraca Berg e Randy Scruggs sono autori di ottimo livello che contribuiscono con il loro lavoro a creare una buona qualità d’insieme. Dovendo trovare un difetto, il disco soffre un po’ nella parte centrale di una scelta di repertorio non felicissima che lo rende leggermente monocorde, ma sia nella parte iniziale che in quella finale emergono le solide doti interpretative di Terri Clark ed il disco si rivela molto buono. “Pain To Kill” si apre con i due singoli che lo hanno presentato nei mesi precedenti, due azzeccate a moderne country songs dal notevole impatto: “I Just Wanna Be Mad” e “Three Mississippi”. Una delle caratteristiche che soprattutto nei primi due dischi fu apprezzata dagli appassionati, la grinta, è presente in maniera notevole nella canzone che dà il titolo al disco e in “I Wanna Do It All”, i momenti più rockeggianti. I punti di forza di questo album sono comunque le ballate (sia lente sia midtempo), nostalgiche ed evocative, rese sempre con grande trasporto. “I Just Called To Say Goodbye” (con il mandolino di Stuart Duncan e la steel di Paul Franklin sugli scudi), l’acustica “The One You Love”, “Better Than You” (con Vince Gill e Leslie Satcher alle harmony vocals) e “The First To Fall” che ritengo il capolavoro del disco, sono a mio parere le più riuscite di un album che conferma Terri Clark (con grande piacere!) al vertice delle proposte femminili di Nashville nell’ambito country. Ultimo aggiornamento: 09-06-2003
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Terri Clark, una delle figure femminili che a Nashville mantengono un legame con la country music che non viene annacquato pesantemente da sonorità pop, giunge al suo quinto lavoro discografico. A poco più di due anni dal precedente “Fearless”, la cantante canadese ne segue le indicazioni sonore proseguendo con la sua personale visione musicale che rispetto agli esordi ha forse perso un po’ in grinta ma che si è assestata in una proposta credibile e matura.













