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Crooked Still Some Strange Country PDF Stampa E-mail
Scritto da Remo Ricaldone il 19-09-2010
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crooked_still_cover.jpgSono alcuni anni ormai che negli Stati Uniti schiere di giovani musicisti si sono avvicinati con il loro entusiasmo, la loro fantasia e la loro perizia strumentale alle tradizioni più genuine della musica americana. La loro visione di queste radici musicali ha permesso di rivitalizzare generi che rischiavano di perdere inventiva e di diventare pezzi di archeologia, anche se importanti. Tra le molte band emerse da questo fertile humus ci sono i Crooked Still, quintetto dalle mille risorse che si è già fatto apprezzare nei festival che animano la annata musicale d’oltreoceano. Dopo l’eccellente “Still Crooked” del 2008 ecco il nuovo “Some Strange Country”, ulteriore conferma della bontà di una proposta fresca, giovane e spontanea. Con l’aiuto in fase di produzione di Gary Paczosa, già collaboratore di Alison Krauss, un nome che talvolta si può utilizzare come termine di paragone per definire il suono dei Crooked Still, il disco si snoda attraverso un repertorio in buona parte tradizionale riarrangiato con rara grazia e maestria, qualche originale (un paio, notevoli, sono della lead vocalist Aoife O’Donovan) e una sorprendente cover di un vecchio brano dei Rolling Stones, “You Got The Silver”. Tutto assemblato in maniera coesa e solida da cinque musicisti le cui basi permettono loro di spaziare attraverso svariate influenze per confluire in un sound perfettamente equilibrato. Con la già citata Aoife O’Donovan ci sono Gregory Liszt al banjo, Brittany Haas al fiddle, Tristan Clarridge al violoncello e Corey DiMario al contrabbasso, con la presenza preziosa di Ricky Skaggs, voce in “Golden Vanity”, Tim O’Brien in “I’m Troubled” e in “Calvary” e la giovanissima promessa Sarah Jarosz in “Half Of What We Know” e in “Locust In The Willow”. Per chi ama la tradizione. www.crookedstill.com e www.signaturesounds.com.

Ultimo aggiornamento: 16-06-2011

Pubblicato in : Recensioni, United States
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