Willie Nelson, una delle leggende viventi della musica americana, torna all’amata country music con un disco semplice ed emblematico, personale ed incisivo come è nelle sue corde. La produzione affidata a T-Bone Burnett garantisce arrangiamenti che sono un vero marchio di fabbrica di un personaggio che negli ultimi ventanni si è dimostrato un sopraffino cesellatore di suoni. Willie Nelson con questo “Country Music” è andato alle radici dei suoni scegliendo, come logica imponeva, un profilo improntato alla semplicità ma lo ha fatto in modo mai banale, prima di tutto affidandosi ad una delle etichette più serie ed impegnate a preservare le radici come la Rounder Records, poi facendosi supportare da una manciata di grandi nomi come Buddy Miller e Jim Lauderdale alle chitarre, Ronnie McCoury al mandolino, Riley Baugus al banjo e Dennis Crouch al basso.
Scelta assolutamente vincente questa che, assieme a quella del produttore, gli ha permesso di affrontare un repertorio non facile perché pieno di classici già molte volte riproposti, con il pericolo di risultare scontato e privo di originalità. Invece il disco scorre benissimo e si ha più volte l’impressione di perdersi nel tempo e nello spazio viaggiando nella più genuina musica americana. “Dark As A Dungeon” e “I Am A Pilgrim” (Merle Travis), “Freight Train Boogie” (Delmore Brothers), “Gotta Walk Alone” (Bob Wills), “You Done Me Wrong” (Ray Price), “House Of Gold” (Hank Williams), “My Baby’s Gone” (Louvin Brothers), “Ocean Of Diamonds” (Jimmy Martin) e “Nobody’s Fault But Mine” (del leggendario bluesman Blind Willie Johnson) sono delle vere e proprie pietre miliari della roots music statunitense e qui vengono rivitalizzate grazie alla classe superiore di Willie Nelson che a settantasette anni suonati mostra una limpidezza nel cantato assolutamente eccezionale. Accanto a questi classici Willie mette un paio di brani contemporanei come “Drinkin’ Champagne” di George Strait e la sua (splendida) “Man With The Blues” che apre l’album nella maniera migliore. Quindici canzoni per altrettanti momenti che appaiono come fondamentali per tutti coloro che volessero approfondire la materia ‘country music’ al di là delle effimere chimere rappresentate da molte ‘star’ dell’attuale Nashville.