Il nome Nitty Gritty Dirt Band rappresenta una delle icone della musica americana delle radici ormai da più di quattro decenni, attraverso una produzione quasi sempre (se si esclude il periodo a cavallo tra gli anni settanta e gli ottanta quando si facevano chiamare Dirt Band) di grande livello. Da parecchio la loro proposta si è diradata nel tempo ma si è mantenuta molto buona a livello qualitativo, senza l’assillo di raggiungere le vette delle charts ma esprimendo una voglia di fare musica e un entusiasmo inalterati rispetto al passato. “Speed Of Life” segue il precedente album pubblicato nel 2004 (“Welcome To Woody Creek”) inaugurando un nuovo capitolo con una delle più serie piccole label americane, la Sugar Hill Records.
Ora la Nitty Gritty Dirt Band è di nuovo un quartetto avendo lasciato indietro Jim Ibbotson ma con la collaborazione esterna di personaggi come Jon Randall (che qui è anche co-produttore), Glenn Worf e Richard Bennett, eccellenti musicisti della scena di Nashville. Leader incontrastato è ora Jeff Hanna, vocalist principale e probabilmente responsabile della scelta di gran parte del materiale proposto. Assieme a lui ci sono gli ‘storici’ Jimmie Fadden a batteria ed armonica, John McEuen a svariati strumenti acustici e Bob Carpenter con le sue tastiere. Il risultato complessivo è piacevole e variegato, con una oculata proposta di cover e di brani usciti dalla penna dei membri della Nitty Gritty. Da sottolineare l’intelligente scelta di proporre “Going Up The Country” dei Canned Heat, un brano che riporta agli anni sessanta e all’era di Woodstock, e la sempre godibile “Stuck In The Middle” dei britannici Stealers Wheel (Gerry Rafferty e Joe Egan), anni fa ripresa anche dai Ranch di Keith Urban. Nobilitano questo disco anche la gustosa “Tulsa Sounds Like Trouble To Me” di Shawn Camp, un artista che purtroppo ha avuto poco successo come interprete ma è continuamente ‘ripreso’ dai suoi colleghi, la limpida dedica al ‘King Of Bluegrass’ “Jimmy Martin”, la poetica “Speed Of Life” che dà il titolo all’album, la divertente e swingata “Earthquake”, “Tryin’ To Try”, collaborazione tra Jimmie Fadden e il grande autore texano Guy Clark e il valzerone country con implicazioni cajun intitolato “Good To Be Alive”. In conclusione un bel disco, rilassato e tutto da gustare.