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Ricky Skaggs (monografia) PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianluca Sitta il 01-06-2003
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Ricky SkaggsIl bluegrass è stato il primo grande amore di Ricky Skaggs fin dalla prima esibizione televisiva al fianco di mostri sacri quali Earl Scruggs e Lester Flatt, per passare poi al debutto da professionista a quindici anni come membro fisso della band di Ralph Stanley. Come però accade a moltissimi musicisti originari del Sud degli Stati Uniti, il sound di Skaggs viene immancabilmente a contatto con diverse realtà musicali: country, western swing, cajun e in particolare lo spiritual ed il gospel delle funzioni religiose. Questa passione per la musica rurale miscelata al sentimento religioso, si riflette in brani come Leaning On Jesus, Shoutin’ To The Hills Of Glory e Let Me Walk, Lord, By Your Side, nei quali convivono strumenti e soluzioni musicali tipiche del bluegrass con testi decisamente mistici. In anni seguenti Skaggs si afferma come musicista bluegrass grazie a due albums molto interessanti, attribuiti alla coppia Ricky Skaggs-Keith Whitley (quest’ultimo deceduto qualche anno fa), e parallelamente inizia a frasi conoscere ed apprezzare come vocalist e come interprete di un certo mainstream country . A questo punto Skaggs sente che è giunto il momento di tentare la conquista di Nashville, città che appare sempre più pronta ad accogliere il suo mix irresistibile di bluegrass, southern gospel e country rock. La grande occasione per entrare nel mondo della country music come solista arriva 1979, quando la Sugar Hill gli pubblica “Sweet temptation” un album inciso con un cast stellare di ospiti (Emmylou Harris, Tony Rice, Buddy Emmons fra gli altri). L’operazione riesce grazie all’ingresso dello stesso Skaggs nella Hot Band di Emmylou Harris, per rimpiazzare il dimissionario Rodney Crowell, partito per lucrosi lidi solistici, ed il risultato è decisamente incoraggiante. Si tratta di un esercizio fortemente improntato alla musica tradizionale, sulla falsariga dello stile montanaro dell’originario Kentucky, trasferito in un’ottica contemporanea, con l’aiuto di qualche strumento elettrificato. Sulle ali dell’entusiasmo per il successo ottenuto, Skaggs veleggia sui mari del country-rock d’autore, con una serie di albums più che decorosi, a tratti addirittura molto buoni, che gli valgono plauso – e richieste di collaborazioni – fra i nomi più altisonanti del firmamento Nashvilliano e non solo. Considerato da Chet Atkins come l’uomo che, portando una ventata di novità in una città ormai musicalmente povera di idee come Nashville, ha salvato il mondo della country music, Skaggs ha inoltre il grande merito di aver sospinto, attraverso i suoi albums e i suoi successi, tantissimi musicisti bluegrass alla ribalta della grande platea internazionale. Il clamore creatosi attorno a questi personaggi, che non hanno mai rinunciato alle proprie radici culturali e musicali, ha fatto sì che il bluegrass, fino ad allora relegato a musica di secondo piano localizzata in una precisa area geografica degli Stati Uniti, diventasse un fenomeno di costume. La (ri)scoperta di questa musica ha portato inevitabilmente al recupero di quei valori tradizionali che col passare del tempo si erano armonizzati con la country music in voga a Music City in quel periodo , dando così vita a quel processo di trasformazione musicale che sarebbe poi sfociato nella nascita del New Country e dei new-traditionalists. Musicalmente parlando, Ricky Skaggs passerà probabilmente alla storia per la sua straordinaria abilità come polistrumentista (mandolin, fiddle, acoustic guitar, electric guitar e banjo), ma non bisogna tuttavia sottovalutare la sua grande capacità come interprete che gli è valsa per parecchi anni il titolo di miglior cantante country d’America. Nel 1982 assistiamo ad un ritorno verso suoni e strumenti di stampo più tradizionale e gospel. Questa voglia di tornare alle radici si riflette nei brani dell’album “Family & Friends”, inciso per l’etichetta Rounder, con l’ausilio dei suoi familiari, quasi a voler sottolineare quel carattere di raccoglimento attorno ad un unico nucleo, di riscoperta dei valori più personali, di una musica che, imperniata sul suono di fiddle e mandolini, resta espressione molto decisa di un certo tipo di cultura prettamente rurale del sud degli USA. Vicende personali e famigliari piuttosto travagliate lo riportano poi verso le sonorità strettamente bluegrass verso la fine degli anni ’80, per orientarsi poi in maniera più decisa verso scelte religiose con gli ultimi lavori.

Ultimo aggiornamento: 01-06-2003

Pubblicato in : Recensioni, United States
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