| Scritto da Dino Della Casa il 05-01-2005 |
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Dodicesimo album per James Talley da Tulsa, Oklahoma (come si evince dalla presentazione del promoter Italiano, tanto roca e rauca quanto partecipe) e primo album registrato unicamente in Italia, nel corso della tournee che ha toccato Sarzana, Gallarate e Chiari nell’ottobre del 2002. Quattordici brani selezionati fra quelli proposti nel corso delle tre serate: canzoni conosciute ed amate quali W.Lee O’Daniel & The Light Crust Doughboys, con il suo spiritoso ancheggiare a tempo di (western) swing, la sofferta e giustamente bluesata Bluesman (ascoltate il basso ‘parlante’ di Dave Pomeroy), Tryin’ Like The Devil, title-track dell’omonimo LP del 1976 ed ancora pimpante ed intrigante come allora. Sometimes I Think About Suzanne non ha perso fascino e smalto, nel suo cantato quasi sussurrato ed assolutamente parco e sobrio, mentre La Rosa Montana risale al 1992, anno in cui fece la sua comparsa nel monumentale The Road To Torreon, progetto ambizioso che vedeva il disco omonimo abbinato ad un prezioso libro di fotografie di paesaggi e personaggi del sudovest Americano ad opera del fotografo Cavaliere Ketchum. Richland, Washington appartiene ancora al primo periodo discografico di James Talley, quando i suoi dischi erano incisi e distribuiti dalla major Capitol Records, mentre When I Need Some Love è tratta dalla cassetta autoprodotta (poi diventata CD) intitolata Nashville City Blues e datata 1998. Up From Georgia risale al 1977, anno in cui James aveva pubblicato il suo grande Blackjack Choir e da allora il brano non ha perso il fascino che lo aveva caratterizzato, felicemente contrappuntato dalla sottile chitarra elettrica di Mike Noble, fine cesellatore di armonie semi-nascoste e dal basso-fantasma del grande Dave Pomeroy. We’re All One Family chiude la rassegna dei brani noti e risale al 1979, ma la sua prima pubblicazione è riconducibile al 1985, anno in cui la tedesca Bear Family ah dato alle stampe American Originals, album per il quale pare sia ancora controverso il pagamento delle relative royalties. Fra i cinque pezzi inediti vale la pena di ricordare la saltellante My Cherokee Maiden, con il suo andamento brioso e vagamente tradizionale, la sognante That Old Magic, brano quanto mai tipico della produzione migliore di Talley, sulla falsa riga di Sometimes I Think About Suzanne, la celebrativa The Song Of Chief Joseph, dedicata all’orgoglioso Capo Giuseppe della tribù dei Nasi Forati ed alla sua celebre visione dell’oscuro futuro dell’intera nazione Indiana. Chiudono la rassegna Somewhere On The Edge Of The World ed I Saw The Buildings, ballate acustiche in linea con la migliore produzione del nostro. Un disco coraggioso ed autoprodotto, distribuito dalla sua etichetta Cimarron Records che, come tutte le indies, merita di essere sostenuta, se non altro per la determinazione e per la tenacia che dimostra con ogni giorno di vita. James Talley è onesto, sincero e merita il nostro rispetto ed il nostro apprezzamento, sia per la sua musica che per la sua sincerità.
Ultimo aggiornamento: 05-01-2005
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